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SCUOLA/ Gay o no, non permettiamo al pensiero unico di dire chi siamo

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L'umana natura, per sua stessa  definizione, presenta pecche imperfettibili e contemporaneamente (anche nello stesso istante!) slanci inimmaginabili di bene, imprevisti e imprevedibili da non poter essere rinchiusi in schemi definitori predeterminati. L'identità non coincide con gli  atti che compiamo, men che meno con quello che pulsa nelle mutande. Basterebbe citare Dante: "Ciascun confusamente un bene apprende/ nel qual si quieti l'animo, e disira:/ per che di giugner lui ciascun contende" per capire che il moralismo moderno e la riduzione dell'uomo ai suoi atti (o peggio ancora al suo orientamento sessuale, da cui si voglion far derivare i diritti), dimentica la vera natura della nostra esistenza: uomini con l'inestirpabile necessità di tendere oltre sé.



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COMMENTI
01/10/2015 - Semmai... (Khan Kubla)

Semmai, non permettiamo al pensiero unico di negarci la libertà di esprimere ogni parte di noi stessi, anche la nostra omosessualità.

 
01/10/2015 - Clamore mediatico (Khan Kubla)

Nessuna reductio ad unum. Si tratta della denuncia di una possibile (a leggere bene le dichiarazioni del direttore e della madre, probabile) pessima gestione di quella che vorrebbe essere un'istituzione educativa. Il clamore che ne è derivato era inevitabile, e non perché ci sia un pensiero unico dominante (?); ma perché la paura del diverso, la pavidità nell'affermare con forza il principio di non discriminazione e una imbarazzante pruderie mal si conciliano con l'idea di scuola delineata dalla nostra costituzione.

 
01/10/2015 - homo (roberto castenetto)

Infatti le categorie di omosessuale o eterosessuale sono orribili. Siamo innanzitutto uomini. La lingua latina come sempre insegna: homo, che poi si declina in vir e femina. Ma proprio per questo la battaglia sulla questione del gender (pardon, del genere) è fondamentale e per nulla ideologica, affinché non sia stravolta la visione ragionevole dell'essere umano.