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SCUOLA/ Julián Carrón: se manca l'io, chi potrà sostituirlo?

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In ogni conoscenza è presente l'io con  l'oggetto che si conosce. Per questo l'io è essenziale e se non lo provochiamo continuamente  a venir fuori in un dialogo ed in una verifica continui, sarà molto difficile continuare ad interessarlo. I ragazzi potranno rassegnarsi a ripetere delle cose, ma "loro" non ci saranno. Non ci sarà un "io" con la sua capacità fondamentale di cogliere i nessi, con il suo spirito critico, con la sua creatività, con la sua forza di cambiamento.

Nell'educazione vera, a scuola, sono intrecciati continuamente l'insegnamento di una disciplina e l'educazione di un atteggiamento umano di apertura. È questo il lavoro che ci è chiesto dentro il nostro  lavoro quotidiano. È un lavoro senza il quale insegnare può diventare una fatica insostenibile. Da soli è impossibile farlo, occorre uno sguardo che permetta di collaborare, senza scaricare le colpe gli uni sugli altri. Serve un dialogo continuo tra insegnanti, genitori, studenti. Una collaborazione nel "guardare" più che nell'agire. A volte sono i genitori che non si accorgono della situazione. Lo sappiamo benissimo come padri e madri e non dobbiamo dimenticarcelo quando ci rapportiamo ai genitori dei nostri studenti. Occorre dedicare tempo, coinvolgerli. Può sembrare inutile, ma è una modalità fondamentale per capire "chi" abbiamo di fronte. Questo clima è essenziale per i giovani professori. A scuola devono poter trovare un luogo in cui porre domande senza sentirsi giudicati, dove essere orientati, supportati nella verifica. Solo avendo percezione unitaria e il più completa possibile della realtà, infatti, potremo rispondere al  meglio, secondo i ruoli che abbiamo, a quello che la realtà chiede.

Lo diceva bene Hannah Arendt citata da Carrón all'inizio del suo intervento: "Una crisi ci costringe a tornare alle domande; esige da noi risposte nuove o vecchie, purché scaturite da un esame diretto; e si trasforma in una catastrofe solo quando noi cerchiamo di farvi fronte con giudizi preconcetti, ossia pregiudizi, aggravando così la crisi e per di più rinunciando a vivere quell'esperienza della realtà, a utilizzare quell'occasione per riflettere, che la crisi stessa costituisce". 

La premessa è il desiderio di partecipare tutti all'avventura che è l'educazione. E il ruolo delle decine di associazioni che hanno deciso di promuovere questo convegno? "E' un lavoro prezioso — ha detto Carrón —. Non riducetele alla rappresentanza, ma a luoghi di condivisione e sostegno reciproco". 



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COMMENTI
13/10/2015 - Molto interessante (Roberto Graziotto)

Fondamentalmente è tutto giusto ciò che c'è scritto nell'articolo di Elena Ugolini. Io ho bisogno di un approfondimento. Nel microcosmo scuola succede ciò che succede anche nel macrocosmo della società. Il modo con cui i ragazzi prendono coscienza del proprio io è quello di un "diritto": conoscono molto bene i loro diritti, non sempre i loro doveri. Il problema è come andare da questa percezione iniziale che un diritto salva il mio io, ad una percezione "ontologica" dell'io. Provo con un diario scolastico che sto scrivendo di fare vedere questo percorso, non a livello teorico, piuttosto a livello "narrativo".

 
13/10/2015 - Se vince il lamento perde l'Altro (nicola mastronardi)

Il maestro non è chi davanti a un suo allievo si lamenta per la fatica e scarica la colpa sugli altri lasciandolo solo con le sue problematiche e le sue debolezze. Un vero maestro è chi dopo essersi lamentato per la fatica si piega verso il suo allievo e non riesce più ad alzarsi, perché il suo scopo è l'Altro. Questo secondo il mio modesto parere significa partecipare all'avventura dell'educazione.