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UNIVERSITA'/ I 500 "cervelli" di Renzi? Come la guerra ai passeri di Mao

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Una rinascita del sistema universitario italiano — che è necessaria e si auspica da più parti — non può che partire dal riconoscimento, valorizzazione e promozione delle aree di eccellenza che già esistono in tutti i nostri atenei, da nord a sud. In questo contesto, sarebbe molto più utile e proficuo finanziare la ricerca di quei gruppi che promuovono reti di collaborazione e scambi scientifici stabili a livello internazionale, magari attraverso l'apertura di specifiche posizioni di ricercatore a tempo determinato o post-doc almeno biennali. Nel contempo, però, andrebbero rimosse quelle norme, incarnate da una  burocrazia ottusa e opprimente, che molto spesso rallentano e ostacolano l'attività di ricerca. Norme e burocrazia sconosciute, ed a volte incomprensibili, ai ricercatori che lavorano all'estero, cioè in contesti in cui si riconoscono valore sociale al lavoro scientifico e stipendi decisamente più alti, rispetto a quanto accade in Italia. C'è un problema culturale da affrontare preliminarmente e una volta per tutte, ed è quello di comprendere perché sempre più spesso brillanti ricercatori italiani decidono di andare a lavorare fuori dai confini nazionali. Altrimenti, ammesso che si riescano a trovare 500 professori disposti a trasferirsi all'estero in Italia, difficilmente resisterebbero a lungo nei nostri dipartimenti.



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COMMENTI
16/10/2015 - Confindustria vuole fermare la "fuga dei cervelli" (Vincenzo Pascuzzi)

1) confesso di non capire il post di Claudia Mazzola, forse è una battuta, o due se si considera anche il titolo. pazienza, ho i miei limiti. 2) segnalo però la preoccupazione degli industriali: "Il presidente di Confindustria Udine, Matteo Tonon, lancia l’appello per fermare la “fuga dei cervelli”. Lo rivolge alla politica perché non disperda il patrimonio dei tanti giovani friulani che stanno emigrando fuori dal territorio". 3) riguardo alle motivazioni: "I laureati di secondo livello dichiarano di essersi trasferiti all’estero principalmente per mancanza di opportunità di lavoro in Italia (38%) e, in subordine, per aver ricevuto un’offerta interessante (in termini di retribuzione, prospettive di carriera e competenze tecniche o trasversali meglio valorizzate) da un’azienda o un ente estero (24%)". Quindi non perché qui in italia i cervelloni siano troppi! 4) le citazioni dei punti precedenti sono tratte dall'articolo "Fuga di cervelli dal Friuli, come trattenere i giovani? Ecco la "ricetta" di Confindustria" al link http://messaggeroveneto.gelocal.it/udine/cronaca/2015/10/14/news/come-trattenere-i-giovani-incentivando-le-aziende-1.12263888

 
16/10/2015 - Renzi almeno usa il cervello (claudia mazzola)

Sapete perché i nostri "cervelli" lasciano l'Italia? Perché di "cervelloni" qui in Italia ce n'è già troppi!

 
16/10/2015 - Ogni anno 70.000 laureati lasciano l’Italia !! (Vincenzo Pascuzzi)

Dicono le statistiche che negli ultimi 10 anni 700 mila “dottori” hanno lasciato l’Italia. Proviamo a fare un po’ di conti. Crescere un figlio fino a 24 anni costa circa 300.000 euro alla famiglia e circa 100.000 allo Stato per l’istruzione. Allora 700.000 laureati x 400.000 euro = 280 miliardi di euro/10 anni o 28 miliardi/anno. Cercare in rete “Lo spot di Renzi sui 500 prof dall’estero: e tutti gli altri?”, oppure copiare il link http://www.retescuole.net/rassegna-stampa/lo-spot-di-renzi-sui-500-prof-dallestero-e-tutti-gli-altri E Renzi vorrebbe rimediare usando un cucchiaino bucato?!