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SCUOLA/ Uno studente: la consulta? Una sfida a uscire dal "guscio"

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Caro direttore,
sono Pietro Valdes e frequento il quarto anno di liceo classico. Le scrivo perché quest'anno gli studenti di tutti i licei di Milano e provincia sono stati chiamati a rinnovare la consulta provinciale degli studenti (Cps) che è il nostro unico canale diretto con la pubblica amministrazione. 

Io e alcuni amici abbiamo deciso di candidarci nella nostra scuola e parlando con gli altri studenti ci siamo resi conto di un generalizzato disinteresse, oltre all'ignoranza su cos'è la Cps e sulle sue funzioni. Per questo le scrivo, proponendo un piccolo affondo su quest'organo tanto importante quando dimenticato. 

La consulta provinciale degli studenti nasce nel 1997 per volere del ministro dell'Istruzione per permettere un dialogo tra le istituzioni e gli studenti. Per questo la consulta si presenta come organo consultivo, con il compito di interloquire con il pubblico e talvolta con il privato al fine di stipulare convenzioni e proposte che possano interessare gli studenti di tutte le scuole, non solo in orario curricolare. La consulta ha a disposizione un suo fondo. 

Ogni scuola elegge due rappresentanti; questi partecipano ai lavori della plenaria, presieduta da un presidente il quale una volta l'anno si ritrova a Roma con gli altri presidenti e con il ministro per discutere di tematiche e proposte particolarmente interessanti e importanti. 

Questo, in breve, è il quadro generale. Ritengo che, particolarmente quest'anno con la riforma della Buona Scuola, sia importante esserci e vincere questo disinteresse. Un organo come la Cps sicuramente non è il luogo per grandi battaglie politiche ma può essere un ottimo luogo per confrontarsi con gli altri e per pensare qualcosa di utile per tutti. 

In questo senso penso sia importante che la consulta non si limiti a prendere decisioni al suo interno, come un piccolo parlamento degli studenti, ma che sia aperto a ciò che gli studenti costruiscono dentro le scuole, alla loro iniziativa, a come condividono e rispondono ai bisogni. E' quindi decisivo che la consulta sia di tutti e per tutti e che gli studenti possano avere nella consulta un punto di paragone, ma soprattutto che la consulta, con le possibilità di cui dispone, possa valorizzare e promuovere ciò che viene dagli studenti, che si mettono insieme per tentare di costruire qualcosa di interessante per tutti. Si deve rilanciare la consulta in modo dinamico; chi è stato eletto dovrà girare nelle scuole e valorizzare i tentativi attuali di rispondere ai bisogni educativi, mentre dalle scuole dovranno venire sollecitazioni continue a trovare nuove e più incisive risposte alle problematiche giovanili. 

Un'occasione interessante, questa delle elezioni delle consulte, per rilanciare la "democrazia" studentesca, una democrazia che deve saper valorizzare il nostro protagonismo. Per questa ragione la consulta non dev'essere un soggetto che decide per tutti gli studenti, ma un organismo al servizio degli studenti reali, quelli che ogni giorno dentro la scuola prendono sul serio le loro domande e cercano di rispondervi. La consulta valorizzi e promuova questi tentativi. 


Pietro Valdes 



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