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SCUOLA/ L'autovalutazione? Manda i docenti "fuori" dall'aula

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Pubblicato ad inizio settembre sul sito dell'istituto, il Rav è stato finalmente spiegato da alcuni componenti del nucleo di autovalutazione al collegio dei docenti. Ne sono risultate subito numerose osservazioni più o meno pertinenti di cui il nucleo ha tenuto conto nei limiti del possibile. In una riunione successiva si è cercato di comporre quanto manifestato dai docenti nel collegio, anche in termini di correzione delle descrizioni di quanto fa l'istituto nella sua complessità; i componenti del nucleo di autovalutazione non possono avere sott'occhio tutta la vita della scuola, soprattutto se i dirigenti sono di nuova nomina o reggenti, e in questo senso il passaggio al collegio docenti è risultato importante anche per una corretta e precisa presentazione di quello cha la scuola realmente produce. 

La costruzione del rapporto ha così permesso a una parte dei docenti che non sempre lavorano a stretto contatto con il dirigente scolastico ma si interessano di aree specifiche e limitate della vita dell'istituto di confrontarsi con la sua complessità potendo partecipare più attivamente e comprendere meglio le ragioni delle scelte che vengono fatte dalla dirigenza. 

Purtroppo la figura del docente tuttora prevalente è quella di un insegnante rinchiuso nel suo mondo costituito da alunni e disciplina d'insegnamento e che poco sa e talvolta poco vuole sapere di quanto accade all'esterno delle sua aule. Il Rav, con tutti i limiti del caso che non interessa qui evidenziare, ha questo merito: dare concreta possibilità a tutti, ma soprattutto agli insegnanti, di capire l'istituzione dove lavorano e di potere in questo modo partecipare più attivamente, perché hanno maggiore cognizione di causa, al miglioramento della vita del proprio istituto. Se gestito con sapienza e competenza il Rav può essere uno strumento su cui fondare in modo più solido l'identità di un istituto, operazione necessaria soprattutto dopo il riordino della scuola di base in istituti comprensivi che vanno dall'infanzia alla secondaria di I grado.

Infatti il dover descrivere la scuola ha costretto i componenti del Rav a formarsi una visione maggiormente unitaria delle azioni dell'istituto e a toccare con mano quanto delle attività poste in essere — i numerosi progetti, gli accordi di rete, istituzionali e via dicendo — si potesse leggere in un quadro complessivamente unitario o troppo frammentato. Una riflessione su queste azioni promuove una visione d'insieme in cui, per non disperdere le poche risorse presenti, bisogna prendere delle decisioni in linea con l'identità che l'istituto si vuole che assuma, senza inseguire istanze provenienti da ogni componente scolastica che non possono essere organizzate in una forma coerente. 

Molto di quanto fanno le scuole in realtà resta ancora in ombra e per gli ispettori che verranno non sarà compito facile far emergere le contraddizioni e le potenzialità che purtroppo non si è riusciti a mettere in luce nel documento. Servirebbe una spiccata capacità di analisi qualitativa e direi quasi etnografica che probabilmente chi ricopre questo tipo di funzioni forse ancora deve raggiungere.



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