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SCUOLA/ Il prof transessuale? Non è tutta colpa di Freud...

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Michele Romeo (Infophoto)  Michele Romeo (Infophoto)

Tra i pitagorici e il piccolo Hans, il bambino di cinque anni colpito da un'importante fobia curato da Freud attraverso colloqui con il padre (1908) il passo non è poi così lungo, perché Hans attribuiva a tutti i gli esseri viventi il sesso; solo non entrambi i sessi, ma solo quello maschile. Nella sua indagine empirica sulla realtà Hans non poteva capacitarsi che alla sorellina potesse mancare il "fapipi", quell'appendice così preziosa e particolare del suo corpo. Attribuire, allora, un "fapipi" anche al sesso femminile — con l'autorevole conferma della madre — non fu per Hans che una giusta (nel senso anche di equa) conclusione logica. La sua audace teoria fu chiamata dal Freud "monosessualità", mentre l'apprensiva giovane madre di Hans, che pur di confermare in ogni modo il figlio non osò contraddirlo, si meritò invece l'appellativo di "donna fallica". 

Tutta colpa di Freud allora, come lascia intendere il film di Paolo Genovese (2014), che allude a un Freud supporter di una sessualità "fluida e indifferenziata"?

Il maggiore dei lasciti che Freud ritenne di aver affidato agli amici del suo pensiero è l'Edipo, ovvero la legge universale della preferenza per l'altro dell'altro sesso, la quale si costruisce (o de-costruisce) nei rapporti. Si tratta comunque di una meta da raggiungere, di tappe (e difficoltà) da superare, di un'ambizione da coltivare: in questo risiede l'aspetto drammatico della vita sessuale di ognuno. Le famose tappe dello sviluppo sessuale (orale, anale, genitale) non sono meccaniche e il dato biologico di partenza (maschio-femmina) non denota un'immutabile condizione ontologica: l'essere non ha sesso. 

Nel suo ebraismo radicale e laico, il padre della psicoanalisi era esente da qualsivoglia forma di idolatria o di sudditanza nei confronti delle teorie omosessuali che già all'epoca scalpitavano, suggestionando l'opinione pubblica con la tesi (infondata) di una certa superiorità dell'intelligenza gay. Freud se n'è occupato nei suoi scritti su Leonardo Da Vinci e in altri.

Nella primavera del 1922 Freud ricevette la visita di Hans che non vedeva da dieci anni: si felicitò di trovarlo in piena salute "senza disturbi o inibizioni di alcun genere" e che avesse "attraversato indenne la pubertà". Nota quest'ultima che mentre illumina un'epoca cruciale della crescita di ciascuno, presentandola come particolarmente insidiosa, suona anche come un invito alla prudenza a chi ha potere di agire su questa età. Prudenza senza la quale, come è noto, non si dà diritto. Così come senza onestà intellettuale non si dà insegnamento.



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COMMENTI
20/03/2016 - Disastro sociale o diritto sociale? (Roberto Stasi)

Da studi che ho fatto mi risulta che i trans come tutti i gay e le lesbiche si sono fidate di un'associazione di persone che sono flessibili sulla delinquenza. I trans, per esempio, si gettano spesso in droghe o pillole dei mercati neri perché sono in depressione. Nella parte di chi è gay non c'è solo una esplicita illegalità, c'è anche complicità di porci di governo. I cantanti per esempio hanno passato tonnellate di droga dappertutto e sono raramente arrestati. La complicità è chiara. Ma ciò che non viene studiato è il fatto che dalla parte di tale gomorra o leggera gomorra in cui ognuno di loro si trovi, sono permessi tantissimi tipi di traffici illegali di oggetti o servizi non permessi dalla legge o rubati: prostituzione, droghe, diamanti, computers, servizi a domicilio, eccetera. Ma dove sono i traffici di carburanti? Perchè i traffici di carburanti sono permessi solo tra fabbricante e grande distributore? Questo tipo di traffico mancante può essere anche la causa della omosessualità oltre che del degrado delle attività sessuali di coppia?

 
23/10/2015 - La persona umana è sessuata (pietro gargiulo)

La frase che vede la congiunzione "e" unire le "tappe dello sviluppo sessuale" e "il dato biologico" non mi pare, ad una prima analisi, sufficientemente fondata. Soprattutto se si intende l'intero periodo come premessa alla conclusione: "l'essere non ha sesso". Al contrario: l'essere umano, la persona è ontologicamente sessuata. Ciò secondo il (buon) senso comune, il realismo filosofico, la dottrina cattolica. Fatta questa, spero non inutile, annotazione mi permetto di ringraziare per l'altezza dell'approccio, nel panorama desolante...

RISPOSTA:

La vicenda umana è un'avventura di libertà. Rifugiarsi nello stato di "cosa": ente significa cosa – come erano soliti ricordare Vanni Rovighi (1908-1990) e Gustavo Bontadini (1903 -1990) — non serve a un granché, o forse solo come sedativo intellettuale: "frusta  fit per plura quod potest fieri per pauciora" scrivevano già nel XIII secolo. Ma soprattutto non rende meno drammatico l'arrivare a poter amare la propria identità. Resta attuale il monito di Simone de Beauvoir: maschi e femmine si nasce, uomini e donne si diventa. Ma di scontato c'è ben poco, con buona pace dell'ontologia. Sull' "ebraismo radicale" (domanda di Luca Ribolini) di Freud osservo solo che esso coincide con l'affrancamento a ogni forma di idolatria, compreso per le teorie presupposte, alla moda o meno. Grazie. LC

 
23/10/2015 - Nesso con Abramo e altro (Luca Ribolini)

Articolo acuto e ben scritto, come al solito. Mi invoglia a fare due domande. La prima: c'è un nesso tra la rinuncia al sacrificio di Abramo - che desiste dall'uccidere Isacco, avvertito dall'angelo - di cui lei ha parlato di recente e la preferenza per l'altro sesso? La seconda: per ebraismo laico e radicale intende il fatto che la storia iniziata da un soggetto definito come Mosè è per tutti a prescindere da legami di sangue? Grazie.

 
23/10/2015 - Chi è un prof? (loredana colombo)

Me lo domando tutti i giorni, perché tutti i giorni con gli studenti si gioca la mia professionalità, che non è certo solo fatta di titoli (più o meno accademici). Coglie perfettamente nel segno Campagner, quando riferisce di una competenza relazionale essenziale per chi insegna: la prudenza, che ha origine nel rispetto e nella stima per l'intelligenza e la sensibilità di chi ho di fronte. Ostentare - perché di questo si tratta - una visione del mondo (dell'uomo e quindi della sessualità) dalla cattedra, luogo comunque di privilegio e in un certo senso di potere, mi sembra dia prova di poca consapevolezza professionale. Benedetto il precariato?!?

 
23/10/2015 - supplentex (roberto castenetto)

Sì, sarebbe però opportuno anche informarsi sulla situazione locale del Friuli Venezia Giulia, definito dalle Associazioni LGBTQI, laboratorio per la sperimentazione della rieducazione degli omofobi. Anche il trans, sbattuto in prima pagina da un giornale locale, con il suo consenso, ha evidentemente lo scopo di propagandare la moda del momento, ovvero il genere sessuale neutro, o x, come dichiara il supplente di Cervignano. Eppure si continua a dire che nelle scuole non c’è alcuna presenza dell’ideologia gender, che vuole destrutturare i generi sessuali. La realtà è che attraverso messaggi sempre più insistenti di fiction televisive, pubblicità, social network libri (vedi nuovi manuali di biologia e sussidiari delle elementari), nonché progetti scolastici finanziati con i soldi pubblici, come quelli confezionali nel Dipartimento Scienze della Vita dell'Università di Trieste, ovvero “A scuola per conoscerci” e “Il gioco del rispetto”, si vuole far credere alle nuove generazioni che l’identità sessuale non esiste, che siamo tutti polimorfi e in continua transizione. Ma poiché tutto questo può creare scandalo e disorientamento nei bambini e nei ragazzi, soprattutto nel contesto scolastico, sarebbe interessante sapere cosa ne pensi anche il garante dei minori.

 
23/10/2015 - Dove sta il problema? (Marco Lepore)

Molto interessante. Vorrei aggiungere questo piccolo contributo: nessuno discute le competenze del prof. Romeo, né il fatto che meriti rispetto. Però sappiamo che l'apprendimento di qualsiasi disciplina dipende moltissimo dalla persona che te la insegna, e acquista in tal modo, inevitabilmente, i tratti del suo volto. E che l'insegnante ti comunica, insieme e attraverso le nozioni disciplinari, il suo particolare sguardo sul mondo, sulla vita e sul suo significato. Inevitabilmente. Ora, di fronte a questa inevitabilità, la vera questione che si pone è educativa, e come tale chiama in causa la famiglia. Il vero problema non è chi ti insegna, che cosa e come lo fa, ma il fatto che le famiglie non siano in condizione di scegliere. Nè lo sono le scuole statali. E le famiglie che protestano (inutilmente!) perché non vogliono quel docente (non per la persona, ma per lo sguardo sulla vita che inevitabilmente passa) sono additate come omofobe, razziste, retrograde etc etc... Il vero problema, insomma, è che in Italia manca ancora (a differenza della gran parte dei paesi progrediti) la libertà di scelta educativa per le famiglie. E' su questo punto, in particolare, che il nostro Stato e la nostra scuola non sanno ascoltare l'"invito alla prudenza a chi ha potere di agire su questa età. Prudenza senza la quale, come è noto, non si dà diritto. Così come senza onestà intellettuale non si dà insegnamento".

 
23/10/2015 - grazie (Claudio Baleani)

Grazie Campagner. Articolo chiaro, ponderato, illuminante. A volte si scatenano fatti imprevisti e andiamo a correre ai ripari peggiorando le cose e addirittura temendo che quello che abbiamo sempre vissuto e compreso non sia vero.