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SCUOLA/ Gita scolastica, destinazione buon senso. Ecco come

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Orologio di Praga (Infophoto)  Orologio di Praga (Infophoto)

Lo so che a questo punto certi colleghi ignavi farebbero la fila per accompagnare chiunque e dovunque, anziché lasciare il campo ai più motivati. Non ce ne libereremo mai. Però è giusto che chi guida un gruppo per più e più giorni, e tra l'altro già si sobbarca l'onere delle guardie notturne senza che nessuna circolare lo espliciti, si veda compensato per questa competenza ed attitudine: che non è meno professionale di quella esibita alla cattedra.

Ripartire da zero — come è stato giustamente detto — può essere l'idea più efficace. Tornare alla lettera di quelli che dovrebbero essere gli scopi di una visita di istruzione, specie se di più giorni. Cioè un'azione totalmente inserita nel percorso didattico di quella certa classe, in quel certo momento del proprio cammino di formazione; non nel carnet dell'agenzia di viaggio. Con scopi ben precisi e condivisi nella sostanza, prima ancora che nella forma, da tutte le componenti del consiglio di classe. Un momento che in certi casi si potrebbe addirittura riconoscere nel percorso di alternanza scuola-lavoro, altro che distrazione dalle lezioni. Ovvero il contrario del "dove andiamo in gita quest'anno? All'Expo? Oh peccato, è già finita, allora Barcellona". 

Uno scambio culturale con un'altra scuola? La visita non meramente turistica a qualche struttura di eccellenza nei settori specifici approfonditi dalla classe? Meglio ancora se alla fine di un cammino ragionevolmente esteso di preparazione collettiva, in cui la gita sia il naturale sviluppo del lavoro fatto nelle ore di lezione. Così che non la si attenda come una interruzione del tran tran, auspicata o temuta, ma ci si appassioni per essere pronti a viverla al meglio. 

Vale per una quinta che corona un lungo cammino; vale per una seconda o una prima, quando passare anche solo una notte in un contesto in cui si-fa-scuola-ma-in-modo-diverso può essere un'esperienza così importante.

Una semplice discriminante: quanti insegnanti, al ritorno dalla gita, farebbero svolgere una verifica scritta per valutarne il riscontro all'interno della propria programmazione ordinaria — con un voto che fa media, per dirla brutalmente? Nessuno? Allora forse è il caso di non partire, o almeno di cambiare programma.

Un altro segnale che l'atteggiamento dei docenti non è quello opportuno? Proviamo a pensare se ci vien da dire "se non fate i bravi, nessuno vi accompagnerà". Ok, allora le condizioni sono sbagliate. Ribaltiamo la prospettiva: se lo scopo è chiaro e ben definito, la gita non deve essere né più premiante, né più punitiva di ogni altra lezione. Se la classe non lavora bene e crea preoccupazioni e sfiducia, semplicemente non ha senso pensare di arricchire la programmazione con un approfondimento fuori sede: non si va in gita per la banale ragione che non c'è motivo per andarci. 



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