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SCUOLA/ Carrón, la matematica e l'io: il senso di una ricerca

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Albert Einstein riconobbe di avere sottovalutato il lavoro di Kurt Godel (Immagine dal web)  Albert Einstein riconobbe di avere sottovalutato il lavoro di Kurt Godel (Immagine dal web)

Cominciai a capire che l'amore o disamore per la matematica e la capacità o meno di studiarla erano legate alla mancanza di coinvolgimento dell'io. Studiando e discutendo approfondii il rapporto con qualche collega universitario, in particolare con Adriana Davoli di Milano, e iniziai un rapporto di lavoro con alcuni insegnanti. Insieme aprimmo gli occhi, imparai molto e pensai che l'esperienza che andavamo costruendo, di studio e di insegnamento nelle classi, non doveva andare persa. Ci unì il desiderio di verificare le nostre intuizioni e dare corpo ad un lavoro che altri potessero incontrare. Le nostre certezze non venivano solo dall'autorità accademica (che non disdegnavamo) ma soprattutto dalla verifica di ipotesi nell'esperienza, ipotesi sull'apprendimento e sulla vera natura della matematica. Io e la collega Adriana Davoli ci unimmo con un gruppo di maestre che avevano partecipato ai nostri gruppi di ricerca in una Associazione che chiamammo MaPEs, matematica-pensiero-esperienza. 

Eravamo ormai certe che il disamore e le difficoltà in matematica ponessero un problema educativo, che occorreva spostarsi dall'educazione matematica all'educazione della persona, favorire la partecipazione attiva di ciascuno, accompagnarlo nel costruire il pensiero personale, riattivare il legame con la realtà, tornare sul piano dei significati, normalmente sepolto e dimenticato sotto le "esigenze" del calcolo e dell'apprendimento meccanico. Gli strumenti c'erano, uno davvero efficace era il problema, noi dovevamo però imparare ad usarlo come strumento di concettualizzazione e non come un esercizio ripetitivo. Dovevamo poi innescare l'attività di riflessione sull'operato, negli allievi ma anche negli insegnanti, passo decisivo per imparare. Non basta fare per apprendere! E' un equivoco pericoloso.

Imparammo iniziando dalla scuola primaria, cioè nel momento in cui a scuola l'io si apre alla realtà, può aderire o no al lavoro metodico che la scuola offre, si abitua ad un modo di guardare e di gestire il compito, con il quale affronta poi le scuole successive. 

L'esperienza di una formazione a distanza con una scuola di Bogotà ci suggerì di iniziare anche qui in Italia una formazione di quel tipo. Proponemmo dei canovacci abbastanza sintetici e le insegnanti che aderivano ci inviavano "diari di bordo" su cui potevamo discutere con loro via mail.

I diari sono raccolti e classificati sul nostro sito e forniscono un valido strumento di confronto per nuovi insegnanti di scuola primaria.

Abbiamo pubblicato articoli e libri. Alcuni insegnanti di scuola secondaria si stanno unendo a noi. Il compito che ci si presenta è grande, contiene una revisione dei contenuti per sottolineare la costruzione nella mente a partire da azioni significative, accentuare la fiducia nel pensiero di ciascun allievo, evitando di farne un ripetitore dell'insegnante e del testo, saper alternare momenti di lavoro comune con altri di lavoro personale, provocare la discussione (non sulla matematica, ma sul lavoro fatto, perché imparare è una storia), comprendere come l'attività fisica e il gioco aprono la via al pensiero. 



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