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SCUOLA/ Cultura per tutti, ma come? La "lezione" della Francia all'Italia

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Najat Vallaud-Belkacem, ministro francese dell'Educazione (Immagine dal web)  Najat Vallaud-Belkacem, ministro francese dell'Educazione (Immagine dal web)

In questa occasione il cuore del dibattito non si è collocato sulla crescente centralità degli apprendimenti strumentali di base quali la Lingua 1 e la Matematica, di cui è indicatore lo strapotere mediatico delle valutazioni standardizzate esterne (Pisa, ma non solo). Ma ciò è avvenuto perché in Francia questo è stato il tema del decennio scorso e delle conseguenti riforme. In Italia la polemica sulle prove dell'Invalsi — nelle sue forme più nobili — nasce dallo stesso problema. 

Dopo la seconda guerra mondiale abbiamo assistito ad un'espansione illimitata della scolarità; oggi ne sono massimi corifei l'Ocse, che sostiene la corrispondenza fra scolarità e sviluppo economico e, dopo essersi concentrato sull'obbligo (per usare una terminologia italiana) spinge ora verso la generalizzazione della scolarità secondaria. 

Alla base diversi filoni di pensiero: la teoria del capitale umano (istruzione come condizione di sviluppo economico) ed il pensiero" progressista" che vedeva l'istruzione come strumento principe di democratizzazione ed equità sociale. In questo ambito, soprattutto in Italia, si è sviluppata l'aspirazione ad una "umanizzazione" universale che ricomprendesse finalmente anche le classi sociali finora escluse con la diffusione attraverso la scuola della cultura storico-letteraria. La scuola di élite doveva e poteva diventare la scuola delle masse, una volta costituzionalmente rimossi gli ostacoli economico-sociali. Una impostazione problematica tipicamente europea.

Negli Usa, culla della società di massa, la cultura è sempre stata di massa, attenta alla creazione del cittadino e non a particolari contenuti culturali. Nel mondo emergente, soprattutto in Asia, la cultura "umanistica" è sempre stata confinata a ristrettissime élites e, nel momento in cui ci si è avviati alla scuola di massa, neppure i governi di ispirazione comunista hanno pensato di estenderla a tutti (non sono note forme bonsaizzate dei terribili  concorsi per diventare mandarini cinesi). Ed oggi, in Asia come in Africa, il problema è come alfabetizzare masse sterminate di persone facendo sì che i notevoli investimenti delle organizzazioni mondiali siano davvero efficaci; l'accesso formale alla scolarizzazione di base è quasi universale, ma a quanto pare non altrettanto le reali capacità di leggere, scrivere e fare di conto.

Ma la scommessa europea, soprattutto dei paesi di lunga tradizione culturale, di fare spezzare con gioia e frutto a tutti il pane del sapere "critico" non è vinta. In Italia sembra di dovere assistere ad un costante analfabetismo funzionale, ad un persistente gusto popolaresco nei consumi culturali (c'è chi attribuisce a ciò il flop di Downton Abbey) ed in complesso alla perdita di prestigio della cultura umanistica storico-letteraria.

Discorso difficile questo. Non è solo colpa di Berlusconi. Dall'Illuminismo in poi l'idea di progresso dell'umanità era strettamente legata all'idea di cambiamento delle "tecnologie" della società, della sua organizzazione insomma (liberismo? socialismo? comunismo? totalitarismo?). A questo fine la conoscenza della storia e delle modalità espressive artistiche che ritraevano la società umana era indispensabile. 



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COMMENTI
28/10/2015 - Ottimo articolo (Franco Labella)

Un inizio di giornata scolastica illuminato da questo ottimo articolo. Grazie preside Pedrizzi per le acute riflessioni non solo sullo stato dell'arte della scuola francese ma, soprattutto, per i riferimenti alla nostra realtà.