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SCUOLA/ Cultura per tutti, ma come? La "lezione" della Francia all'Italia

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Najat Vallaud-Belkacem, ministro francese dell'Educazione (Immagine dal web)  Najat Vallaud-Belkacem, ministro francese dell'Educazione (Immagine dal web)

Dopo la crisi novecentesca di queste ipotesi, la stessa idea di progresso sembra legata alle tecnologie della natura (ultimamente informatica e biotecnologie), per la cui evoluzione e gestione sono necessarie a livello di élite ed anche a livello di massa strumentazioni funzionali e diventano superflue quelle tradizionali. 

Donde la centralizzazione sulle competenze strumentali: prima e seconda lingua, matematica, informatica, skills trasversali. Porre l'asse della valutazione dei sistemi scolastici su questo core "strumentale" sembra dunque derivare dalla necessità di incrementare effettivamente il livello di alfabetizzazione anche di strati di popolazione in passato (ed in futuro?) irriducibili alla formazione tradizionalmente "culturale".

Ma, tornando alla Francia, non sembra solo da passatisti riflettere sul rischio di una completa sparizione dal panorama italiano ed europeo del retaggio culturale, che peraltro nei nostri licei si è banalizzato o ghettizzato.

Per l'Italia sarebbe una scelta produttivamente masochista, vista la retorica che si fa sui "giacimenti culturali". Ma anche per il mondo l'ignoranza della storia e delle culture può causare grossi guai, come sembrano suggerire le avventure degli Usa nei paesi arabo-musulmani.

Solo che il latino non può essere difeso solo dicendo che "fa ragionare", e far leggere il Paradiso di Dante (e magari anche fingere di tradurlo e commentarlo) a chi non sa usare la consecutio temporum e d'estate al massimo riesce a leggere Fabio Volo, non sembra essere una buona politica di conservazione.

Sarebbe utile che anche nel nostro paese se ne discutesse seriamente, evitando di dividersi a priori fra i sostenitori delle prove Invalsi e quelli di Luciano Canfora.



© Riproduzione Riservata.

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COMMENTI
28/10/2015 - Ottimo articolo (Franco Labella)

Un inizio di giornata scolastica illuminato da questo ottimo articolo. Grazie preside Pedrizzi per le acute riflessioni non solo sullo stato dell'arte della scuola francese ma, soprattutto, per i riferimenti alla nostra realtà.