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SCUOLA/ Cultura per tutti, ma come? La "lezione" della Francia all'Italia

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Najat Vallaud-Belkacem, ministro francese dell'Educazione (Immagine dal web)  Najat Vallaud-Belkacem, ministro francese dell'Educazione (Immagine dal web)

La polemica francese sulla riforma del collège — che equivale alla nostra scuola media più il primo anno delle superiori — ha posto con maggiore chiarezza di quanto non avvenga di solito nel nostro Paese il problema del difficile rapporto fra scuola di massa e scuola di élite.

I francesi non sono contenti del funzionamento della loro scuola che, soprattutto da parte della sinistra attualmente al governo, viene ritenuta troppo segregante e poco in grado di sviluppare la mobilità sociale e l'integrazione: il periodico esplodere dei giovani delle banlieues ne sarebbe il segno. Bisogna ricordare che in quel Paese il merito scolastico è tuttora considerato uno strumento di promozione sociale e che gli apparati statali sostanzialmente tengono, anche se paradossalmente ciò non sempre aiuta lo sviluppo della società, perché sono al tempo stesso "ingessati".

I punti cardine della riforma sembrano essere desunti da un Sillabo di pedagogia "progressista".

Il 20% del piano di studi potrà essere deciso dalle scuole e qui l'opposizione teme l'aumento dei poteri dei presidi o una eccessiva differenziazione fra le scuole a favore dei già privilegiati. Per un italiano la curiosità è se i francesi realmente utilizzeranno questa possibilità, nel nostro paese negletta non solo per ragioni relative alla tutela dell'organico.

Vengono introdotti gli Epi (Insegnamenti Pratici Interdisciplinari), un'area in cui più discipline dovrebbero confluire in un Progetto o Ricerca al fine di coinvolgere e motivare maggiormente gli studenti. E qui si teme il prevalere di un aspetto ludico, la diminuzione dello sforzo concentrato sulle discipline, l'abbandono insomma di una buona vecchia strada a favore di una nuova ed incerta. 

Una volta tanto nel nostro paese si è giocato d'anticipo su questi temi, anche se per lo più solo a parole.

Ma la lotta all'elitismo si concentra soprattutto in due altri provvedimenti: fine delle classi bilingui (soprattutto di tedesco) che dal '96 avevano raccolto il 16% degli allievi e fine dell'insegnamento autonomo di latino e greco che aveva raccolto peraltro una percentuale via via decrescente di allievi, di poco superiore al 15% per latino ed a circa il 3% per greco. Dopo alte proteste, invece di essere aboliti, latino e greco sono diventati un Epi "Lingue e culture dell'antichità" e per i sopravvissuti volontari c'è anche la possibilità di un'aggiunta, sempre però con un orario inferiore al precedente.

Qualunque sia la forma differenziata che nei diversi paesi assume la battaglia fra scuola di élite e scuola di massa, il succo è sempre quello: diversificazione dell'offerta, tentativo di avvicinamento alla realtà attraverso interdisciplinarità ed operativizzazione degli apprendimenti, marginalizzazione degli insegnamenti tradizionalmente umanistici, in particolare se ritenuti di eccessiva difficoltà. 

Livellamento verso il basso, dicono gli oppositori. Maggiori esigenze verso tutti dicono i sostenitori della riforma. E non sempre il confine passa rigorosamente fra destra e sinistra, come nel nostro paese.



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COMMENTI
28/10/2015 - Ottimo articolo (Franco Labella)

Un inizio di giornata scolastica illuminato da questo ottimo articolo. Grazie preside Pedrizzi per le acute riflessioni non solo sullo stato dell'arte della scuola francese ma, soprattutto, per i riferimenti alla nostra realtà.