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SCUOLA/ Aprea: giovani e lavoro, la mia "lezione" a Renzi e al Jobs Act

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La nuova legge regionale porta a valore legislativo e consolida il sistema lombardo della Dote ed in particolare della Dote unica lavoro. Per garantire i livelli essenziali delle prestazioni sul territorio regionale, con elevati standard di servizio, siamo intervenuti sul versante della qualità del servizio erogato e non sulla scelta aprioristica di far svolgere alcune attività ai soli soggetti pubblici. Abbiamo confermato la nostra scelta di valutare le politiche e premiare i più efficienti sulla base dei risultati occupazionali raggiunti, indipendentemente dalla loro natura giuridica, pubblica o privata. In tale ottica, abbiamo meglio definito le regole di ripetizione nel tempo, e introdotto un sistema di rating per il monitoraggio e il controllo delle politiche e degli operatori. La legge 28/2015 introduce anche misure innovative per la diffusione del cosiddetto smartworking, forme flessibili di lavoro in ordine a tempi, spazi e strumenti, nonché per la promozione di servizi di welfare aziendale, atti a coniugare le esigenze delle imprese con quelle dei lavoratori, al fine di favorire la conciliazione dei tempi di vita e di lavoro per la generalità dei lavoratori. 

 

Cosa succederà di questa legge se le politiche attive, come da disegno di legge costituzionale in discussione al Senato, saranno riassegnate allo Stato? 

E' difficile prevedere cosa accadrà con la revisione costituzionale, anche se ci auguriamo che possano aprirsi scenari che consentano a Regione Lombardia di mantenere le proprie prerogative nella gestione delle politiche attive sul territorio nell'ambito delle linee di indirizzo generali fissate a livello nazionale. Penso, ad esempio, al regionalismo differenziato previsto dall'art. 116, così come modificato dal ddl costituzionale in discussione, o alla possibilità di poter continuare a ricorrere allo strumento della convenzione per regolare i rapporti tra lo Stato e le Regioni anche dopo la riforma del Titolo V, come previsto dall'accordo quadro sulle politiche attive del 30 luglio scorso. 

 

Intanto, c'è da gestire un periodo transitorio di due anni.

Sì. Due anni durante i quali continueremo ad applicare la legge 28/2015 che consolida l'efficace strumento della Dul e daremo il nostro contributo istituzionale, laddove richiesto dalle previste intese tra Stato e Regioni. Sono convinta che l'esperienza di Regione Lombardia possa concretamente aiutare il migliore sviluppo della politiche attive anche a livello nazionale.

 

Come dialoga invece la nuova legge regionale con la Buona Scuola? 

La regolamentazione del raccordo tra scuola e mondo del lavoro è uno dei pochi punti che salvo della legge 107/2015. La mia storia politica e istituzionale dimostra l'impegno per raggiungere questo obiettivo, fin dalla legge delega 53 del 2003 e dal decreto legislativo sull'alternanza scuola-lavoro del 2005, che resta ancora oggi il punto di riferimento. La legge 107 introduce l'obbligo dell'alternanza per gli studenti dell'ultimo triennio delle scuole secondarie superiori, che nelle scuole lombarde e nei corsi professionalizzanti regionali costituiscono già una buona pratica molto diffusa. 

 

E la sua legge cosa fa? 



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