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SCUOLA/ Guai all'insegnante che tarpa le ali ai giovani

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Si parla di conflitto delle culture, ma tra culture il conflitto non esiste. Se c'è, è conflitto di ignoranze. I giovani devono conoscere la loro identità e le loro radici, ma con la consapevolezza che ciò che essi sono e che sanno è solo una porzione del tutto. 

Che cosa deve insegnare oggi la scuola?
Di questo sono preoccupato. Cosa manca oggi accanto alla sincronia di uno schermo scintillante? Manca la diacronia. La peggiore condanna dei giovani è il nostro deficit di senso storico. Un quadro ha un primo, un secondo e un terzo piano; ci vuole la diacronia, la storia, la successione. Allora si capirebbe che la globalizzazione non è così terrificante, l'impero romano aveva la sua moneta unica, l'ellenismo è stato un grande fenomeno di globalizzazione. Solo se uno sa che in passato ci sono state sfide analoghe può affrontare le cose, come diceva Spinoza, senza piangere né ridere, ma facendo lo sforzo di capire.

Chi insegna ripropone, ripete, ma i giovani cambiano, le nuove generazioni sono diverse. Come si può attrarli, suscitarne di nuovo l'interesse?
E' vero, oggi l'umanità dei giovani è completamente diversa. Sono bombardati da una mole enorme di informazioni delle quali si ritrovano vittime. Tendono ad essere degli eremiti di massa, tante singolarità tutte uguali e interconnesse. Per questo la scuola oggi dev'essere un luogo di incontri reali, fare da antidoto alla realtà virtuale. Deve indurre a un rapporto reale tra pari e tra maestro e allievi. E qui la cosa diventa reciproca, perché anche l'insegnante impara dall'alunno. Deve però guardarlo negli occhi, capire i suoi problemi. E poi vengono i fondamentali.

Che cosa intende?
C'è una babele linguistica... Quanti giovani sanno argomentare bene un discorso? Occorre insegnar loro a parlare bene per pensare bene, perché, come diceva Platone, parlare bene, oltre a essere una cosa bella in sé, fa bene anche all'anima. La scuola deve ricominciare da qui.

(Federico Ferraù)



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COMMENTI
09/10/2015 - Ottima intervista (Franco Labella)

Ottima intervista, principi assolutamente condivisibili. Cosa manca? Magari qualche valutazione sull'esistente perché non si possono proporre modelli condivisibili collocando la situazione reale nell'empireo...