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SCUOLA/ Attenti al "piano" dell'Ue contro la cultura umanistica (e l'Italia)

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Anche i criteri di valutazione dei sistemi scolastici ed universitari sono basati su un metodo d'istruzione che privilegia il "fare" rispetto al "sapere" ed è per questo motivo che l'Italia e altri paesi con ottime tradizioni di insegnamento sono penalizzati nelle graduatorie internazionali. D'altronde, basterebbe chiedersi quali eccellenze, quali creazioni innovative ha prodotto un paese come la Finlandia, il cui sistema d'istruzione è tanto decantato perché nei test Ocse-Pisa gli studenti conquistano le prime posizioni nelle classifiche in particolare per la matematica. Ma proprio due matematici finlandesi, in un articolo intitolato "Gravi difetti nelle abilità matematiche finlandesi", hanno sottolineato che "in Finlandia non avremmo avuto alcun successo in Pisa se i test avessero riguardato la comprensione dei concetti o delle relazioni matematiche". Da più parti è stato osservato che le varie riforme introdotte in Finlandia hanno finito col generare un "oggetto didattico" che con la matematica propriamente detta ha in comune soltanto il nome e che serve a superare bene i test Ocse-Pisa ma ha avuto effetti disastrosi sulla cultura matematica diffusa, oltre che su un declino accertato della conoscenza superiore nelle università e nei politecnici.

Tuttavia, lo svilimento della cultura tradizionale non è operato solo a livello scolastico ma in tutti gli ambiti sociali; il concetto imperante ormai, veicolato attraverso programmi, trasmissioni e reality show è che non serve essere colti per arricchirsi ed avere successo nella vita, anzi, in alcuni casi chi "perde tempo" a studiare è penalizzato ed è spesso considerato un "perdente". 

Senza voler essere complottisti, si delinea quindi una trama che appare tutt'altro che casuale, e il voler attribuire, in base ai testi Ocse, proprio all'Italia il primato di "analfabetismo funzionale" cioè l'incapacità  "di comprendere, valutare, usare e farsi coinvolgere con testi scritti per intervenire attivamente nella società, per raggiungere i propri obiettivi e per sviluppare le proprie conoscenze e potenzialità" sembra l'ennesimo tentativo di distruggere una cultura che ha saputo produrre eccellenze in ogni campo, dalla scienza all'arte in tutte le sue forme, e uniformarla ai popoli che eccellono solo nei test come scimmiette ammaestrate.

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COMMENTI
11/11/2015 - competenze (roberto castenetto)

Questo sì che è un giudizio chiaro. Ma la prevalenza data al fare nasce anche da una riduzione della cultura operata da coloro che apparentemente difendono il sapere umanistico. Così, ad esempio, Morin riduce la portata delle domande di senso, che costituiscono la base della cultura umanistica: «Sono convinto che è dalla scuola primaria che si può cercare di mettere in opera il pensiero reliante, poiché esso è presente allo stato selvaggio, spontaneo, in ogni bambino. Ciò si può fare a partire dalle grandi interrogazioni, in modo particolare dalla grande interrogazione antropologica: “Chi siamo, da dove veniamo, dove andiamo?”. È evidente che se si pone questa domanda si può rispondere al bambino, attraverso una pedagogia adeguata e progressiva, spiegando in che cosa e come noi siamo esseri biologici, e in che cosa questi esseri biologici sono nello stesso tempo esseri fisico-chimici, esseri psichici, esseri sociali, esseri storici, esseri in una società vivente in economia di scambi ecc. Da qui, possiamo deviare, sfociare e ramificare verso scienze separate, pur mostrando i loro legami. A partire da queste basi possiamo far scoprire il modo sistemico, ologrammatico, dialogico della conoscenza complessa». Edgar Morin, Insegnare a vivere. Manifesto per cambiare l’educazione, 2014, p. 82-83.