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SCUOLA/ Autovalutazione, i dati a metà e la "tentazione" della classifica

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Considerando che la valutazione numerica del rapporto sulle aree, pur motivata, è attribuita motu proprio dalle istituzioni scolastiche (i rischi di autoreferenzialità o di giudizi parziali o tendenziosi sono sempre in agguato), sembrerebbe che le scuole, soprattutto in relazione ai risultati delle prove Invalsi, abbiano preferito rinunciare ad esporsi troppo, sia in negativo che in positivo. E questo è in contrasto con i risultati stessi delle prove del Sistema Nazionale di Valutazione, che, come è noto, riproducono realtà molto eterogenee e diversificate all'interno del nostro sistema scolastico nazionale.

La difficoltà delle scuole a sbilanciarsi, anche in un territorio positivo, nasce da un vincolo implicito nella stesura del rapporto stesso: la stesura della quinta sezione del rapporto. 

Nella parte finale del Rav si passa dall'analisi alla proposta e si chiede alle scuole di definire gli obiettivi di miglioramento in termini di priorità e traguardi definiti e misurabili, facendo riferimento — possibilmente — ad aree di analisi dotate di minore forza all'interno dell'istituzione scolastica. Nasce da qui, a mio avviso, la tendenza di molte scuole con risultati molti positivi sulle prove Invalsi a fornire rappresentazioni più caute. Se la valutazione è eccellente, è difficile delineare dei margini di miglioramento. Ed aumentano i rischi di una valutazione negativa se non si riescono a mantenere i livelli di eccellenza.

I processi di autovalutazione ora in atto suscitano non poche perplessità anche in relazione all'attuale fase dei processi di autovalutazione, quelli che prevedono la pubblicazione di tutti i rapporti e la fruibilità da parte di chiunque sia interessato a consultarli.

La pubblicazione dei Rav in unico portale aperto, rappresenta, come si è detto, un'operazione assolutamente innovativa e rivoluzionaria per il nostro sistema scolastico.

Il ministro non manca di vantare le nuove funzionalità di Scuola in Chiaro, a cominciare dal tutorial appositamente predisposto per accompagnare anche i neofiti nella lettura di documenti che, per loro natura, presentano un linguaggio e dei contenuti non privi di tecnicismi e di non immediata interpretazione per i non addetti ai lavori.

Sulla piattaforma sono possibili tre livelli di accesso:

1. l'intero rapporto con le tabelle dei dati che le scuole hanno deciso di rendere visibili;

2. la sintesi del rapporto attraverso le autovalutazioni e le relative motivazioni che la scuola si è attribuita per ogni rubrica di valutazione;

3. il set degli indicatori e dei descrittori con l'eccezione di alcuni dati "sensibili" interni al contesto e riferibili alle caratteristiche socio-culturali delle famiglie.

Stando alla nota del Miur del 2 settembre si sarebbero dovuto pubblicare:

a) solo i dati Invalsi con i risultati derivanti dal confronto con le 200 scuole aventi un indice Escs (status economico, sociale e culturale di provenienza delle famiglie) simile. Si tratta dei risultati delle prove Invalsi non riportati in termini assoluti, ma nel confronto con scuole avente caratteristiche simili per la composizione del corpo studentesco;

b) la sola variabilità dei risultati tra le classi. 



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COMMENTI
16/11/2015 - Analisi pregevole ed equilibrata (Franco Labella)

Non posso che manifestare plauso per l'analisi attenta ed equilibrata del Preside Rozzi. Qualche riflessione va fatta su alcuni passaggi dell'articolo. In primis sulla necessità di sanzionare i dirigenti scolastici inadempienti. Se la compilazione del RAV non era un optional lasciato all'"autonomia" (non credo di dover spiegare le virgolette) delle singole istituzioni scolastiche, chi non ha adempiuto va sanzionato. Così rispondo anche ad un interrogativo, sacrosanto, presente nel commento del lettore Biasioni, di qualche articolo fa, proprio a proposito dell'autonomia. Secondo punto: la valutazione stenta e stenterà a decollare se ci si ostina a non chiarire qual è la sua finalità dichiarata e non sottindendendo quelle occulte. Lo sottolinea Rozzi e mi permetto di rimarcarlo anch'io. Perché i giornalisti si faranno pure suggestionare ma ogni tanto, magari, orecchiano sussurri che arrivano dalle parti di Viale Trastevere che magari scrive A in chiaro ed intendendo B in codice. Proprio il contrario della trasparenza, mi pare. In ultimo un quesito aggiuntivo: se in un RAV si indica una criticità (ad esempio la presenza del pendolarismo e relative difficoltà) e la scuola magari adotta in seguito decisioni operative contraddittorie (mettiamo la settimana corta con una situazione dei trasporti disastrosa), questo dato dissonante andrebbe adeguatamente segnalato e valutato?