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SCUOLA/ Autovalutazione, i dati a metà e la "tentazione" della classifica

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In realtà — forse inconsapevolmente — sono le istituzioni scolastiche a scegliere il livello di trasparenza nella pubblicazione dei dati. Di default, il sistema rende visibile tutti i dati, compresi i valori assoluti ed i risultati conseguiti dalle singole classi. Alcune scuole hanno optato per la scelta di non rendere visibile alcun dato e di limitarsi alla pubblicazione alla sola analisi qualitativa riferita ai punti di forza e di debolezza sugli esiti degli studenti nelle prove standardizzate, altre invece hanno autorizzato la pubblicazione di tutti i dati, fino ai dati sui punteggi delle singole scuole (in termini assoluti e non riferiti alle classi con Escs analogo) e delle singole classi.

Non sono mancati casi di giornalisti zelanti che hanno passato in rassegna i Rav delle scuole di un intero territorio, stilando una graduatoria degli istituti, secondo il modello delle "league tables" del Regno Unito, con una impostazione — di forte appeal giornalistico ma non corretta sul piano metodologico — che tradisce la logica ed il significato dei processi di autovalutazione che si vorrebbero attuare.

Il Rav è strumento di diagnosi per i singoli istituti, utile a definire un percorso di auto-miglioramento. Ogni lettura parziale ed "aggressiva" del rapporto rischia di minare sia l'operazione trasparenza che il buon esito delle azioni progettate per superare le criticità rilevate.

L'esperienza anglosassone ha mostrato i gravi rischi di tale approccio: è necessario considerare i dati nel loro insieme, contestualizzarli e riferirli al livello economico, sociale e culturale delle famiglie di provenienza degli studenti. In relazione ai risultati delle prove standardizzate — che comunque rappresentano solo uno dei numerosi output scolastici —, per valutare una scuola occorre considerare il cosiddetto "valore aggiunto" e non i punteggi grezzi. La definizione del valore aggiunto di una scuola non è un processo semplice, e non si può realizzare neppure con i dati ora a disposizione dall'Invalsi. Come evidenziano gli esperti del settore, è necessario effettuare rilevazioni specifiche con due valutazioni, articolate nel tempo, di gruppi di studenti di scuole diverse.

Sarebbe interessante, a questo punto, indagare sulle scelte di trasparenza delle singole scuole; quali sono le scelte adottate sul cruscotto di 49 indicatori del Rav? Quali indicatori sono stati resi pubblici e quali no? È possibile descrivere un profilo delle scuole sulla base delle opzioni adottate? Eventualmente, le scelte di trasparenza sono state motivate e discusse nei collegi dei docenti, oppure sono state casuali e sono scaturite semplicemente dall'inerzia di mantenere le impostazioni del sistema? 

I dati ora a disposizione rispondono solo parzialmente a tali questioni e forse sarebbe importante dedicare energie ad ulteriori approfondimenti. 



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COMMENTI
16/11/2015 - Analisi pregevole ed equilibrata (Franco Labella)

Non posso che manifestare plauso per l'analisi attenta ed equilibrata del Preside Rozzi. Qualche riflessione va fatta su alcuni passaggi dell'articolo. In primis sulla necessità di sanzionare i dirigenti scolastici inadempienti. Se la compilazione del RAV non era un optional lasciato all'"autonomia" (non credo di dover spiegare le virgolette) delle singole istituzioni scolastiche, chi non ha adempiuto va sanzionato. Così rispondo anche ad un interrogativo, sacrosanto, presente nel commento del lettore Biasioni, di qualche articolo fa, proprio a proposito dell'autonomia. Secondo punto: la valutazione stenta e stenterà a decollare se ci si ostina a non chiarire qual è la sua finalità dichiarata e non sottindendendo quelle occulte. Lo sottolinea Rozzi e mi permetto di rimarcarlo anch'io. Perché i giornalisti si faranno pure suggestionare ma ogni tanto, magari, orecchiano sussurri che arrivano dalle parti di Viale Trastevere che magari scrive A in chiaro ed intendendo B in codice. Proprio il contrario della trasparenza, mi pare. In ultimo un quesito aggiuntivo: se in un RAV si indica una criticità (ad esempio la presenza del pendolarismo e relative difficoltà) e la scuola magari adotta in seguito decisioni operative contraddittorie (mettiamo la settimana corta con una situazione dei trasporti disastrosa), questo dato dissonante andrebbe adeguatamente segnalato e valutato?