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SCUOLA/ Autovalutazione, i dati a metà e la "tentazione" della classifica

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Una riflessione su tali aspetti è urgente, anche perché i meccanismi di valutazione del nostro sistema di istruzione, così come definiti dal Regolamento del 2013 e dai successivi provvedimenti attuatori, appaiono per tanti versi ancora fragili e vulnerabili, e sembrano essere percepiti più come elemento di giudizio e di tensione per le singole scuole che come reale strumento di "accountability", in grado di costituire un'opportunità reale ed efficace per i processi di miglioramento da mettere in atto.



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COMMENTI
16/11/2015 - Analisi pregevole ed equilibrata (Franco Labella)

Non posso che manifestare plauso per l'analisi attenta ed equilibrata del Preside Rozzi. Qualche riflessione va fatta su alcuni passaggi dell'articolo. In primis sulla necessità di sanzionare i dirigenti scolastici inadempienti. Se la compilazione del RAV non era un optional lasciato all'"autonomia" (non credo di dover spiegare le virgolette) delle singole istituzioni scolastiche, chi non ha adempiuto va sanzionato. Così rispondo anche ad un interrogativo, sacrosanto, presente nel commento del lettore Biasioni, di qualche articolo fa, proprio a proposito dell'autonomia. Secondo punto: la valutazione stenta e stenterà a decollare se ci si ostina a non chiarire qual è la sua finalità dichiarata e non sottindendendo quelle occulte. Lo sottolinea Rozzi e mi permetto di rimarcarlo anch'io. Perché i giornalisti si faranno pure suggestionare ma ogni tanto, magari, orecchiano sussurri che arrivano dalle parti di Viale Trastevere che magari scrive A in chiaro ed intendendo B in codice. Proprio il contrario della trasparenza, mi pare. In ultimo un quesito aggiuntivo: se in un RAV si indica una criticità (ad esempio la presenza del pendolarismo e relative difficoltà) e la scuola magari adotta in seguito decisioni operative contraddittorie (mettiamo la settimana corta con una situazione dei trasporti disastrosa), questo dato dissonante andrebbe adeguatamente segnalato e valutato?