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SCUOLA/ Autovalutazione, i dati a metà e la "tentazione" della classifica

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Con un comunicato stampa da toni a tratti trionfalistici, il 3 novembre scorso, l'ufficio stampa del ministro Giannini segnalava la pubblicazione dei "Rapporti di autovalutazione" (Rav) che le scuole italiane (8.511 scuole statali e 2.126 scuole private) sono state chiamate a compilare tra lo scorso anno scolastico e la prima decade del mese di ottobre. A conclusione del lavoro di diagnosi, gli istituti hanno definito anche specifici obiettivi di miglioramento, da perseguire nel corso di un triennio. Il frutto del lavoro è accessibile a tutti, all'interno del portale "Scuola in Chiaro", "rinnovato per l'occasione".

Trasparenza e responsabilità, sono le due parole chiave ricorrenti nel testo pubblicato dal ministero; l'operazione realizzata rappresenta sicuramente una importante novità che va al di là della logica dell'adempimento burocratico: con un grande impegno organizzativo e attraverso il coinvolgimento dei vari attori scolastici, i nostri istituti sono chiamati a fornire di sé una rappresentazione costruita secondo una griglia di lettura comune per tutte le scuole, private e statali. E' un importante momento di riflessione per tutti, in cui per un attimo ci si ferma, ci si mette in gioco e si riflette su dati generalmente non condivisi e non facilmente accessibili in un unico luogo.

Dai pochi dati riportati dal comunicato emergono anche alcune ombre che meriterebbero di essere oggetto di approfondimento e discussione.

In primo luogo si afferma, con soddisfazione, che "oltre il 95% delle scuole, con picchi del 100% in alcune regioni nelle istituzioni statali, ha pubblicato il Rav". Questo significa che una percentuale, piccola, ma comunque non trascurabile, di istituti è venuta meno ad un adempimento obbligatorio. A leggere tra le righe, sembrerebbero meno ligie al dovere le scuole del Sud, rispetto a quelle del Nord e le scuole private paritarie rispetto a quelle statali. Qual è il profilo delle scuole che non ha proceduto ad elaborare il Rav secondo le consegne del ministero? Perché sono venute meno al mandato ricevuto? E con quali conseguenze? Ha intenzione il Miur di rendere disponibili informazioni su queste questioni?

Nel rapporto tutti gli istituti sono chiamati ad esprimere un giudizio su se stessi in relazione alle 11 aree di analisi proposte (relative al "contesto", agli "esiti" ed ai "processi"), utilizzando una scala crescente da 1 a 7.

Un elemento di attenzione è rappresentato dal fatto che "le scuole tendono a posizionarsi omogeneamente sul territorio, intorno ad un livello 4". In particolare, per le prove Invalsi la valutazioni medie complessive si collocano attorno al valore di 4,15. Tali informazioni sono accolte con soddisfazione dal ministro, che interpreta la media come un dato positivo e l'espressione di una distribuzione equilibrata su tutti i livelli.



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COMMENTI
16/11/2015 - Analisi pregevole ed equilibrata (Franco Labella)

Non posso che manifestare plauso per l'analisi attenta ed equilibrata del Preside Rozzi. Qualche riflessione va fatta su alcuni passaggi dell'articolo. In primis sulla necessità di sanzionare i dirigenti scolastici inadempienti. Se la compilazione del RAV non era un optional lasciato all'"autonomia" (non credo di dover spiegare le virgolette) delle singole istituzioni scolastiche, chi non ha adempiuto va sanzionato. Così rispondo anche ad un interrogativo, sacrosanto, presente nel commento del lettore Biasioni, di qualche articolo fa, proprio a proposito dell'autonomia. Secondo punto: la valutazione stenta e stenterà a decollare se ci si ostina a non chiarire qual è la sua finalità dichiarata e non sottindendendo quelle occulte. Lo sottolinea Rozzi e mi permetto di rimarcarlo anch'io. Perché i giornalisti si faranno pure suggestionare ma ogni tanto, magari, orecchiano sussurri che arrivano dalle parti di Viale Trastevere che magari scrive A in chiaro ed intendendo B in codice. Proprio il contrario della trasparenza, mi pare. In ultimo un quesito aggiuntivo: se in un RAV si indica una criticità (ad esempio la presenza del pendolarismo e relative difficoltà) e la scuola magari adotta in seguito decisioni operative contraddittorie (mettiamo la settimana corta con una situazione dei trasporti disastrosa), questo dato dissonante andrebbe adeguatamente segnalato e valutato?