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SCUOLA/ Come si diventa prof? Il nodo da sciogliere

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Due brevi considerazioni al riguardo.

1) Unitarietà non è sinonimo di qualità e di efficienza. Mentre il coordinamento tra formazione iniziale e reclutamento appare non solo necessario, ma anche opportuno, l'unitarietà tra questi due elementi rischia di rappresentare un'invalicabile, oltreché irragionevole e controproducente, rigidità: abilitazione non significa diritto all'assunzione. Questo "nodo gordiano", foriero nel passato di tanti equivoci, non è affrontato, ma semplicemente aggirato, unificando le due – distinte – fattispecie. Non a caso anche la Fondazione Agnelli in un suo recente documento ha sollevato notevoli perplessità laddove la "Buona Scuola" «non distingue chiaramente ciò che va tenuto distinto: abilitazione e assunzione».

2) Teoria e pratica rimangono separate. Come rilevato anche da alcuni tra i primi commentatori appare quantomeno un'anomalia, rispetto ad analoghe esperienze europee in atto dove teoria e pratica sono sempre più integrate tra loro, «che esperienze sistematiche di tirocinio diretto nella scuola siano ritenute necessarie solo dopo 13 anni di scuola, più 5 anni di università, più 1 anno di specializzazione abilitante» (Giuliana Sandrone, Formazione iniziale degli insegnanti e “Buona scuola”, in «Nuova Secondaria», n. 2, Anno XXXIII, 2015, pp. 12-14). Sembra quasi di essere di fronte ad uno "strabismo" del legislatore, dove da una parte impone, giustamente ancorché tardivamente, la valorizzazione dell'alternanza scuola-lavoro per gli studenti delle secondarie; dall'altra se ne dimentica completamente appena passa al livello della formazione universitaria e, nel caso in oggetto, a quella dei futuri docenti. 

Nell'ottica de iure condendo, la delega rischia dunque di essere fin troppo vincolante, limitando ogni slancio realmente innovatore e riformista.

Ciò nonostante, questa fase, pur nelle richiamate criticità e negli angusti margini forniti dalla delega legislativa, può costituire almeno l'occasione per avviare un dibattito che — grazie alla caduta di ormai superati "steccati ideologici" e con l'obiettivo di evitare l'ennesima pastoia sindacale/burocratica — coinvolga il mondo delle università, della scuola e della stessa amministrazione scolastica, centrale e periferica, così come si è iniziato a fare con l'avvio, lo scorso 29 ottobre, del quinto tavolo di confronto al Miur su "Formazione docenti e accesso all'insegnamento" e come avverrà, per esempio, oggi,17 novembre, in un convegnoall'Università di Bergamo.



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COMMENTI
18/11/2015 - In fiduciosa attesa (Franco Labella)

Vorrei rassicurare il collega Magni: seguo con costante attenzione non solo quello che scrive lui ma tutto quello che viene pubblicato sul Sussidiario. Ho più volte espresso l'opinione che ribadisco: reputo la sezione "Educazione" uno dei luoghi più aperti, fecondi e produttivi per la discussione che riguarda la scuola. Non a caso ogni tanto vi chiedo pure ospitalità per interventi un po' più corposi di un commento. E questo lo scrive, con convinzione, uno che, anche questo in tutta evidenza, proviene da un'area culturale non omogenea a quella che caratterizza il Sussidiario. Siccome, però, anche se può sembrare strano, non sono affetto da bulimia da intervento, scrivo solo su temi sui quali penso di scrivere commenti di un qualche senso che, come in questo caso, innescheranno, vista la considerazione espressa da Magni, risposte di più ampio respiro. E, perciò, sperando che Magni non la viva come una "minaccia" :-)) (le faccine meglio di così non mi vengono) resto in fiduciosa attesa del suo prossimo intervento e del mio prossimo commento. Cordiali saluti

 
17/11/2015 - Ottocentesco sistema di reclutamento? (Franco Labella)

Le amnesie cominciano ad essere preoccupanti. Magni definisce la procedura concorsuale "ottocentesco sistema". Eppure è un collega laureato in Giurisprudenza. Possibile che gli sfugga che la novecentesca Costituzione statuisce che l'assunzione dei pubblici dipendenti (docenti compresi) avviene, salvo i casi stabiliti dalla legge, per concorso a norma dell'art.97 4c? E cosa propone in alternativa? Lo spoil system? L'estrazione a sorte? O magari pensa a modificare lo stato giuridico ed il relativo rapporto del docente in uno libero professionale? Perché, peraltro, solo in quella logica ha senso una altrimenti non spendibile abilitazione all'insegnamento conseguita a conclusione di un percorso specifico di formazione.

RISPOSTA:

Innanzitutto ringrazio il prof. Labella per l'attenzione con cui segue ogni mio intervento su questo giornale. Per quanto riguarda la procedura concorsuale definita "ottocentesco sistema" ci si limitava a constatare una realtà di fatto: sistema introdotto nel XIX secolo, sostanzialmente mai modificato e, come ricorda Labella, confermato in Costituzione. Nessuna amnesia, dunque. Infine, rispetto alle interessanti domande poste, non meritano certo di essere trattate in un breve commento a margine. Un cordiale saluto, FM