BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

SCUOLA/ Il diritto di apprendere? I guai (e la soluzione) di uno scontro tutto "all'italiana"

Pubblicazione: - Ultimo aggiornamento:

Infophoto  Infophoto

Nonostante una legge dello Stato lo sancisca ormai da quindici anni (legge Berlinguer, n. 62/2000), il fatto che il sistema pubblico d'istruzione sia formato non solo da scuole statali ma anche da scuole private paritarie, è per molti ancora inaccettabile. Non importa se si tratta di un principio che caratterizza tutte o quasi le democrazie occidentali: in Italia persiste, per ovvi motivi ideologici, ancora l'idea che "pubblico" sia solo ciò che è erogato dallo Stato. O, detto in altro modo, la scuola paritaria è "privata" e dunque non deve essere finanziata dallo Stato. Lo scontro ideologico alla base è chiaro: scuola dei preti contro scuola di tutti. Ma questa semplificazione, oltre a non riflettere affatto il panorama delle scuole che invece rispecchia un pluralismo culturale ben più ampio (come si è già dimostrato su queste pagine), lede un diritto addirittura affermato nella dichiarazione universale dei diritti dell'uomo: quello delle famiglie a scegliere l'educazione e l'istruzione per i propri figli. "Da che mondo è mondo spetta alla famiglia il diritto di scegliere l'educazione e l'istruzione dei propri figli. L'età moderna e contemporanea riconosce e attua, in Europa, tale diritto imprescindibile. In Italia… lo riconosce", si legge su un libro da poco uscito "Il diritto di apprendere, nuove linee di investimento per un sistema integrativo" (Giappichelli Editore, 216 pagine), scritto da Anna Monia Alfieri (presidente della Fidae Regionale e consulente dell'Usmi nazionale), Marco Grumo (direttore della divisione Enti non profit dell'Università Cattolica del Sacro Cuore), Maria Chiara Parola (dottore commercialista e membro del tavolo permanente sulla parità della Regione Lombardia) e con la prefazione del ministro dell'Istruzione Stefania Giannini. 

Gli autori danno un convincente e approfondito contributo sul tema, che affrontano dal punto di vista del diritto e finanziario, mettendo inequivocabilmente in luce il valore sociale e non elitario di un sistema misto pubblico-privato.

Dopo un excursus di carattere storico, il volume affronta il tema del diritto nel sistema integrato di istruzione in Italia e in Europa, segnalandone le diversità di approccio. E' qui affrontato il tema della garanzia del diritto all'istruzione e quindi la libertà di scelta e il pluralismo educativo, tema ancora di difficile attuazione in Italia. Il nostro, viene detto, è il caso di "un diritto tradito" che ha le sue fondamenta nella nascita dello Stato italiano, quando lo Stato "avocò a sé la scuola come strumento per sanare l'analfabetismo e favorire l'unità del Paese". Un approccio alla scolarizzazione fondamentale per la tenuta dell'unità stessa, ma che determinò anche la nascita di "una struttura burocratica mastodontica" che dal dopoguerra ha continuato a "appesantire i suoi limiti strutturali", mantenendo a tutt'oggi, nei confronti della famiglia, "il ruolo di Gestore (nel caso della scuola pubblica) in concomitanza a quello di Controllore (nel caso della paritaria)". 



  PAG. SUCC. >