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SCUOLA/ Paritarie, è stato bello

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L'argine alla fine di una piccola o media paritaria non può stare, oggigiorno, nel proliferare di progetti, anche se non possono mancare, e nemmeno in una consociazione di interessi, molto difficile se non impossibile da conseguire; quando si tratta di aziende presenti nello stesso mercato, la prima legge è la competizione, e non l'associazione. Ogni cda è autonomo, a nessuno fa piacere chiudere per far sopravvivere un concorrente, ed anche in presenza di segnali di crisi evidenti occorre notevole lungimiranza ed umiltà nell'apparato della governance per abbandonare progettualità fallite perché vetuste, o semplicemente tardive. L'innovazione non si inventa, o se si inventa in un'estate è uno slogan.

E allora, quale può essere il bastione di Porta Pia da difendere fino allo stremo per una piccola paritaria dagli scarsi mezzi o per una di medie dimensioni  dalle fondamenta traballanti? 

Un intervento di Charles Glenn (Università di Boston) tenutosi due anni fa al convegno "Nuovi insegnanti e nuove scuole che crescono", frutto dello sforzo coordinato di più associazioni, aveva a tema "Che cosa richiede la libertà di educazione?". Nella sua lectio magistralis, il professor Glenn si espresse così a proposito della libertà di scelta di una scuola che abbia una mission, un peculiar character: "E' anche ampiamente dimostrato che gli allievi stessi traggono beneficio dalla frequenza di scuole che hanno una mission chiara e peculiare. Questi benefici effetti non sono limitati a risultati strettamente accademici ma si estendono a qualità di carattere ed impegno civile, come è stato dimostrato parecchi anni fa da una analisi degli atteggiamenti e comportamenti di adulti americani di età compresa fra 24 e 39, che ha analizzato più di 30 variabili di cui è risaputo l'impatto sullo sviluppo, quali la profondità del legame coi propri genitori, la partecipazione religiosa, la razza, e il successo educativo, allo scopo di isolare l'effetto a lungo termine della frequenza di diversi tipi di scuola".

Ed ancora, parlando della natura di una scuola che sia peculiare, Glenn citava quattro componenti essenziali: "clima", "cultura", "ethos" e "carattere". Nel linguaggio della burocrazia statale, la cosa più vicina a queste caratteristiche è il fallito Pei, il Progetto educativo d'istituto, attualmente solo indicatore del progetto di inclusione degli studenti con disabilità.

Questo a fronte di quanto recentemente riportato da Avvenire lo scorso 30 ottobre: "I fattori concomitanti della crisi economica e del mancato sostegno alla libertà di scelta delle famiglie, hanno portato molti istituti scolastici a chiudere i battenti. (…) Nell'arco degli anni 2012/13 e 2014/15 si sono perse 349 scuole paritarie (dati del Miur) e 429 scuole cattoliche (dati Cssc). La chiusura degli istituti ha fatto diminuire la popolazione scolastica delle paritarie. (…) perdono quasi 38 mila alunni le scuole dell'infanzia (le più consistenti dal punto di vista numerico) con una diminuzione del 3,9 per cento; spariti anche 9.000 alunni nelle elementari (-4,7 per cento); nelle secondarie di primo grado il calo è a due cifre (11 per cento) e raggiunge addirittura il 15 per cento nelle secondarie di secondo grado. E purtroppo non è finita".  

La fine delle paritarie non avverrà, non almeno a livello sistemico, se, terminato il piano Buona Scuola, il governo, attuale o futuro, metterà in campo la parità reale, e se le scuole stesse si dedicheranno in primis non alle classi articolate, ma a clima, cultura, ethos e carattere. 



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COMMENTI
03/11/2015 - Ancora con questa balla di Gramsci... (Franco Labella)

Anche stavolta Cerofolini ripropone questa solenne balla di Gramsci... Ma non si rende conto che con pseudoargomentazioni come questa non reca gran giovamento alla causa difesa con ben altro spessore dalla Ballabio? E comunque per chi voglia soffermarsi sulla "utilizzabilità" di Gramsci consiglio la lettura di Tullio De Mauro (ex ministro della allora Pubblica Istruzione) che spiega perchè Gramsci si rivolterebbe sì nella tomba ma per Cerofolini:http://www.internazionale.it/opinione/tullio-de-mauro/2015/03/09/la-ridicola-appropriazione-indebita-di-gramsci-don-milani-montessori

 
03/11/2015 - Estinzione paritarie Bottai contento Gramsci no (Carlo Cerofolini)

Solo con un sostanzioso bonus scuola – pari all’80% del costo medio degli allievi nelle scuole paritarie statali – da dare alle famiglie, per rispettare l’art. 33 della Costituzione, che spenderanno liberamente nelle scuole paritarie statali e non statali, si potrà evitare l’estinzione delle paritarie non statali. In difetto di ciò la loro fine sarà pressoché inevitabile e quest’eventualità sicuramente renderebbe contento il fu ministro dell’educazione fascista Bottai, che prevedeva che si sarebbe andati verso una scuola unica e di stato, mentre farebbe rivoltare nella tomba Gramsci in quanto riteneva che avere una scuola unica e di stato sarebbe stato un pericolo per la democrazia.

 
03/11/2015 - W Berlinguer (nicola mastronardi)

Non ci sarà mai libertà di scelta senza la parità economica. La parità giuridica, senza la parità economica è e resta un inganno.

 
03/11/2015 - Parità reale (Luigi PATRINI)

La parità vera nel campo scolastico è solo ed esclusivamente quella che comporta vera parità di costi per l'utente. Ma dove sono i parlamentari cattolici? Non se lo ricordano mai che la "libertà di educazione" è una delle fondamentali "questioni non negoziabili"? Già, ma se non lo sanno i cattolici, come fanno a saperlo anche coloro che hanno l'onore e l'onere di rappresentarli nelle istituzioni?

 
03/11/2015 - E' il mercato, bellezza... (Franco Labella)

Non vorrei sembrare lapidario e liquidare la complessità del ragionamento della Ballabio con una battuta ma non mi sfugge che l'aver rivendicato, come ha fatto l'autrice, per la scuola paritaria il carattere di impresa, sia pure culturale, limita grandemente l'orizzonte. E' il mercato, bellezza... Come ho già avuto modo di scrivere proprio qui sul Sussidiario nonostante la confusione culturale indotta anche dai Renzi, non è possibile essere, contemporaneamente, liberisti e keynesiani.