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SCUOLA/ Alternanza, il mostro "a due teste" non fa paura

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Ma a quali condizioni questo può avvenire agevolmente e non solo in via straordinaria? Su questo occorrerebbe incentrare una buona parte del dibattito.

3. Una sfida strategica. Un elemento metodologico potenzialmente così pregnante per la vita degli allievi e per il mestiere degli insegnanti, che ha così tante connessioni con lo scopo e la funzione di un sistema scolastico e che è in grado di costituirne uno degli aspetti strutturali pone, di per sé, una serie importante di problemi. Ancora di più se ci si trova nel delicato momento di passaggio in cui ciò che fino a ieri era una "buona prassi", o una sperimentazione, diventa elemento strutturale dell'offerta formativa complessiva.

Occorre quindi individuare e distinguere tra i problemi insiti nell'alternanza scuola-lavoro in genere e quelli specificamente riferiti al fatto che essa è diventata, con la legge sulla Buona Scuola 107/2015, un obbligo da adempiere. 

Per quanto riguarda i primi, sono da segnalare:

a) la necessaria personalizzazione di 200 o 400 ore nel percorso del triennio per tutti gli studenti. L'alternanza è infatti per sua natura personalizzazione: ogni studente ha il suo percorso, in aziende diverse, su compiti diversi;

b) la condivisione della responsabilità educativa della scuola con soggetti diversi da sé (il che significa nell'ordine: individuare/evidenziare a se stessa la propria responsabilità, individuare quali aspetti possono essere condivisi, imparare a parlare la lingua del modo del lavoro, riconoscere in diversi partner aziendali le diverse sensibilità educative che possono essere integrate…);

c) l'elaborazione di una teoria della valutazione che sappia integrare aspetti cognitivi e competenze, esiti di percorsi disciplinari e esperienze in situazione, momenti di valutazione esterna e di autovalutazione, ecc.

Il tutto in un quadro comprensibile al ragazzo, a tutti i docenti, alle famiglie, alle imprese e contemporaneamente senza eccessi docimologici, peraltro difficili poi da gestire.

Un lavoro di questo genere implica individuare il curricolo e preparare le basi per la redazione di un Piano dell'offerta formativa degno di questo nome e di tanto lavoro.

Per quanto riguarda i secondi (i problemi relativi all'obbligo dell'alternanza ex legge 107/2015) possono essere evidenziati:

i) la difficoltà di individuare un numero rilevante di partner affidabili con cui si possono avere contatti efficaci, nel proprio territorio o altrove;

ii) la necessità di individuare un numero sufficiente di figure professionali chiave quali i tutor, che costituiscono un'importante condizione di fattibilità dell'alternanza scuola-lavoro nel complesso della scuola italiana;

iii) la necessità di creare reti finalizzate, che non abbiano lo scopo di sperimentare il modello ideale, ma di far funzionare in modo sostenibile il sistema nella sua fase di avvio.

La prima serie di problemi richiede un lavoro culturale di ampio respiro, che permette di affrontare, innanzitutto comprendendole, le difficoltà e le sfide concrete, e dagli esiti di queste è a sua volta giudicato e rimodulato. 



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COMMENTI
04/11/2015 - Acquaiu', l'acqua e' fresc? (Franco Labella)

Chiedo scusa del titolo in vernacolo e che capisce solo chi vive a Napoli. Ma il titolo è assolutamente efficace e lo traduco: acquaiolo, l'acqua è fresca? Era la domanda, evidentemente retorica e che presupponeva una risposta sempre positiva anche se non veritiera, che veniva posta da chi acquistava l'acqua di sorgente venduta per le strade da venditori che potevano anche essere insinceri. Chi la vendeva, infatti, non era minimamente interessato a rispondere all'essenza della questione, se l'acqua era stata appena raccolta oppure no, ma solo a smerciare il prezioso oro blu. Dopo aver letto l'articolo ed aver scoperto molto di quello che già sapevo (positività, esperienze, scuole pilota ecc.ecc.) ho sfogliato le pagine in attesa di scoprire indicazioni operative utili ad affrontare e risolvere i problemi che comporta il passaggio di scala, dalle scuole pilota alla generalità degli istituti. L'ho già scritto e mi ripeto sperando che Foppa Pedretti (un cognome che potrebbe ispirare...) e Ravazzano siano meno reticenti rispetto agli autori sin qui intervenuti. Posto che un obbligo di legge è, innanzitutto, un obbligo di legge come si esce dalle difficoltà che persino loro hanno evidenziato? Per i cambiamenti culturali, come hanno la bontà di scrivere gli autoti, ci vuole tempo. Intanto, come è accaduto e accade già con il CLIL, le scuole sono in evidente e seria difficoltà. Come le risolvono? Rivolgendosi a DIESSE? La battuta ci sta tutta.