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SCUOLA/ Alternanza, il mostro "a due teste" non fa paura

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Il secondo tipo di problemi è di tipo manageriale, e per questo motivo implica anch'esso un profondo lavoro tanto sulle competenze della dirigenza scolastica quanto sulla cultura professionale degli stessi docenti.

Questo lavoro culturale, evidentemente troppo ampio perché se ne possa trattare in un singolo articolo, è però sufficientemente urgente da meritare almeno l'individuazione di due punti di partenza.

1. Un possibile punto di riforma "autentica". L'alternanza scuola-lavoro non è certo la panacea della scuola o dell'economia italiana, ma probabilmente un significativo punto "eversivo" in un sistema troppo bloccato e inefficace rispetto alla trasmissione delle conoscenze, all'educazione delle giovani generazioni, alla mobilità e alla crescita sociale delle fasce più deboli della popolazione, all'integrazione degli studenti stranieri.

2. La necessità di un luogo di lavoro condiviso. L'esperienza della Bottega sul lavoro di Diesse (ora Teamwork Scuola/Lavoro), che portiamo avanti da anni e che ci ha fatto incontrare, per conferenze e seminari di formazione, tante scuole dall'Emilia alla Calabria, ci conferma che non poche istituzioni scolastiche sono alla ricerca di una nuova visione della scuola, e questa non può non partire dal riconoscere e comprendere meglio ciò che si sta già facendo.

Di fronte al fatto che da oggi occorre pensare un percorso di alternanza per ciascuno degli allievi delle attuali terze di ogni scuola secondaria superiore, a qualsiasi ordina appartenga, la prima cosa da fare è capire in che cosa consista l'esperienza messa in campo dalla propria istituzione scolastica. Quali sforzi abbia significato e quali risultati abbia conseguito, con quali prospettive, attivando quali alleanze virtuose, con quali aziende e a che condizioni.

Da un certo punto di vista si potrebbe sperare che intervenga il ministero a togliere le castagne dal fuoco, imponendo un sistema "talmente vincolante che non ci sia più bisogno di essere autonomi". Ma, almeno a giudicare dal Vademecum, non sembra questa la strada intrapresa. E questo libera lo spazio per un lavoro di confronto, di analisi, di circolazione di informazioni ed expertise, di individuazione di punti strategici e di soluzioni praticabili nelle singole situazioni che ogni associazione professionale può porre come elemento strategico della sua presenza nella scuola italiana.

Solo cogliendo l'alternanza come una sfida, e riconsiderandola nei suoi diversi aspetti "sfidanti", essa potrà essere una risorsa non banale per ripensare la scuola di oggi.



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COMMENTI
04/11/2015 - Acquaiu', l'acqua e' fresc? (Franco Labella)

Chiedo scusa del titolo in vernacolo e che capisce solo chi vive a Napoli. Ma il titolo è assolutamente efficace e lo traduco: acquaiolo, l'acqua è fresca? Era la domanda, evidentemente retorica e che presupponeva una risposta sempre positiva anche se non veritiera, che veniva posta da chi acquistava l'acqua di sorgente venduta per le strade da venditori che potevano anche essere insinceri. Chi la vendeva, infatti, non era minimamente interessato a rispondere all'essenza della questione, se l'acqua era stata appena raccolta oppure no, ma solo a smerciare il prezioso oro blu. Dopo aver letto l'articolo ed aver scoperto molto di quello che già sapevo (positività, esperienze, scuole pilota ecc.ecc.) ho sfogliato le pagine in attesa di scoprire indicazioni operative utili ad affrontare e risolvere i problemi che comporta il passaggio di scala, dalle scuole pilota alla generalità degli istituti. L'ho già scritto e mi ripeto sperando che Foppa Pedretti (un cognome che potrebbe ispirare...) e Ravazzano siano meno reticenti rispetto agli autori sin qui intervenuti. Posto che un obbligo di legge è, innanzitutto, un obbligo di legge come si esce dalle difficoltà che persino loro hanno evidenziato? Per i cambiamenti culturali, come hanno la bontà di scrivere gli autoti, ci vuole tempo. Intanto, come è accaduto e accade già con il CLIL, le scuole sono in evidente e seria difficoltà. Come le risolvono? Rivolgendosi a DIESSE? La battuta ci sta tutta.