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SCUOLA/ Professori e studentesse, filmati messi su Whatsapp: sospesi 22 studenti di 13 anni

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Sono ventidue gli studenti di un istituto delle medie inferiori, età compresa tra i 12 e i 13 anni, che sono stati sospesi a San Francesco al Campo, provincia di Torino. Alcuni sono stati sospesi dalle lezioni per un giorno, sei in tutto, gli altri per tre ore. Avevano filmato di nascosto alcuni insegnanti e poi avevano condiviso su Whatsapp i video commentandoli con frasi di scherno. Non solo: avevano anche condiviso foto delle compagne di classe negli spogliatoi durante le lezioni di educazione fisica. Il materiale è stato scoperto da un professore vedendo gli studenti che se la ridevano con il cellulare in mano, ha scoperto di cosa si trattava e ha minacciato di denunciarli. La dirigente scolastica Adriana Veiluva è invece intervenuta con le disposizioni disciplinari di sospensione. A questo punto sono intervenuti i genitori dei ragazzi che invece di capire l'importanza educativa del gesto, hanno protestato per "violazione della privacy" dei loro figli. Il tutto tenendo conto che come da provvedimenti scolastici è vietato utilizzare gli smartphone durante l'orario scolastico. E' programmata una assemblea insegnanti e genitori.



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COMMENTI
05/11/2015 - Qualche riflessione... (Franco Labella)

E' di tutta evidenza di come, in questa vicenda, si sommino al comportamento disinvolto dei ragazzi la non conoscenza di principi giuridici di base da parte degli adulti. Ci fosse stata una educazione giuridica di base dei genitori ci sarebbe stata la possibilità non solo di considerare come illegittimo il comportamento dei figli e non di chi li sanziona. Ma ci sarebbe stata anche una considerazione più elementare: che se io diffondo senza autorizzazione foto di altri (ed è quello che hanno fatto i ragazzi) sono proprio io a violare la privacy. Insomma sono il soggetto attivo della violazione e non chi la subisce. E la scuola?Mi piacerebbe conoscere l'opinione del ministro Giannini. L'autrice di una "riforma epocale" in cui non ha trovato spazio, chissà perchè, il reinserimento/inserimento dello studio del Diritto nelle scuole superiori. Quelle sicuramente frequentate dai genitori che scambiano fischi per fiaschi. Insomma la Gelmini l'ha eliminato, la Giannini è d'accordo. Salvo scoprire che la realtà quotidiana (lo ius soli, l'Italicum, l'Achille Lauro, lo sparatore di Vaprio d'Adda e potrei continuare all'infinito) richiede quelle conoscenze giuridiche di base che l'Europa ha chiesto da tempo di far acquisire ai nostri studenti. Ma da quest'orecchio non ci sentiamo e stavolta non diciamo "Ce lo chiede l'Europa". Prof. Franco Labella - coordinamento nazionale dei docenti di Diritto e Economia