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SCUOLA/ Studenti mettono i prof su WhatsApp, ma i genitori sono peggio

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Gli adulti, spesso, fanno lo stesso. Con lo smartphone in mano sono tornati ragazzini. Sono anche loro prigionieri di questa follia generale, anche loro hanno perso il contatto con la realtà. La loro abdicazione è grave, perché, in fin dei conti, avrebbero l'autorità per dire dei salutari "no" quando servono. Ma i "no" sono molto faticosi. E poi quali regole può dare un adulto che sembra avere gli stessi problemi di un adolescente? Quale posizione può prendere, di fronte ad una mascalzonata, un complice di chi l'ha commessa? E allora ecco che, invece di punire, invece di manifestare la propria delusione, il proprio disagio, ci si arrampica in modo ridicolo sugli specchi, si "difende" il proprio bulletto. E' il vero fallimento della missione dei genitori.

La scuola si trova a remare controcorrente. Spesso è l'unico ambito rimasto (regolarmente frequentato) che chiede un impegno al ragazzo, che lo richiama alla responsabilità verso se stesso e verso gli altri, che gli impone delle regole. E' una missione ingrata e faticosa (e molti insegnanti gettano la spugna e rinunciano al ruolo che hanno), osteggiata dalle stesse famiglie. Questa è l'amara realtà.

C'è infine un altro aspetto che, perdonatemi, non sopporto. Partendo dalla semplice constatazione che non è per nulla necessario che un ragazzino si porti il cellulare a scuola (in caso di emergenza c'è il centralino scolastico, quello che tutti noi — che non siamo nati digitali — abbiamo utilizzato quando avevamo bisogno, e siamo sopravvissuti senza particolari problemi o complessi) e che, anzi, il cellulare a scuola è fonte di distrazione e di uso improprio, ai limiti del penale, l'unica soluzione possibile è quella di impedirne drasticamente l'introduzione, fissando sanzioni forti e tassative. Ma ho già sentito i soliti discorsi sull'utilità di questi strumenti, sul "dipende dall'uso che ne fai", sulla necessità di non "demonizzare".

E' come dire al quattordicenne di cui sopra: "Mettiti pure al volante della Ferrari e fanne buon uso". E' una posizione stupidamente ideologica, scollegata dalla realtà, che invece dice e dimostra tutt'altro. Non è con un cellulare in mano col quale giocare tutto il giorno che un ragazzo cresce. Guardate per una volta quello che i ragazzi scrivono, quello che si scambiano, come comunicano (o meglio non comunicano), cosa assorbono. Guardate la realtà e la troverete molto molto lontana dalla retorica. Aiutare un ragazzo a rendersi conto non è violare la sua privacy: è salvarlo.



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