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SCUOLA/ Se l'alternanza fa la fine del Clil...

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Gradualità e deterrenti in uno, magari, con rigidi paletti qualitativi nella scelta delle realtà esterne, pubbliche e private, in cui avviamo i ragazzi e persino incentivi/disincentivi per le stesse realtà pubbliche per smuoverne le diffidenze. Del resto ricordo che una delle prime richieste di Confindustria è stata, in relazione ad un'eventuale disponibilità per l'alternanza delle aziende associate, quella di sgravi fiscali. Altro che mondo dell'impresa che, come avviene in Germania, si sobbarca oneri anche economici o pubblicizzazione di risorse private di cui si è scritto, a mio parere improvvidamente, sul sussidiario.

Servivano misure di "contorno" e non se ne vedono. Servivano indirizzi e direttive per le realtà pubbliche che possono ospitare gli studenti. Questo è centralismo? Questo è non essere liberisti e liberali? Ebbene sì! Basta scegliere e non far passare l'idea che liberisti e keynesiani siano la stessa cosa.

Perché scegliere richiede il misurare. Con tutto il rispetto per la Arendt citata da Pennisi.

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