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SCUOLA/ Libertà, passione e denaro: studiare greco e latino negli Usa

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Le lingue classiche non si studiano nella High School, perciò i diciottenni che decidono di impegnarsi nelle discipline umanistiche sono spesso molto motivati. Le ragioni che li spingono possono sembrare un poco ingenue ai nostri occhi, ma appunto li lanciano con baldanza: alcuni discendono da immigrati europei, altri sono affascinati dall'antichità degli oggetti dello studio (non ci si dimentichi che gli Usa sono una nazione giovanissima, e vivendoci lo si nota ad ogni angolo). Tale passione non solo non è osteggiata, come purtroppo ancora spesso accade in Italia, ma anzi è favorita in ogni modo fin dalle prime fasce scolastiche, con visite ai musei e incontri con chi già lavora nelle Humanities

Naturalmente, in gioco c'è qualcosa che da questa parte dell'oceano storicamente abbonda: il denaro. In Italia possiamo andare orgogliosi della nostra tradizione di studi e della preparazione dei nostri docenti e anche degli studenti. C'è tanto da fare, però, per far sì che anche il mondo degli studi classici possa diventare un ambito di lavoro non meno remunerativo degli altri. Per questo occorrono senza dubbio investimenti continui, anche da parte dei privati — che negli Stati Uniti giocano un ruolo decisivo —, con coraggio. La mortificazione non paga, mentre un giusto incoraggiamento, unito alla nostra tradizione scientifica, non può che portare a grandi risultati scientifici e, perché no, anche economici. Sarebbe un bene, in altri termini, che lavorare nelle Humanities diventasse remunerativo e anzi attraente e che le Humanities fossero inserite nel circuito economico. Utopie?



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