BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

SCUOLA/ Galli della Loggia e quello statalismo che non muore mai

Pubblicazione:

Ernesto Galli della Loggia (Infophoto)  Ernesto Galli della Loggia (Infophoto)

Non esiste più una "scuola italiana" abbastanza uniforme da poter essere generalizzata, come forse poteva accadere in un passato ormai lontano, ma esistono tante scuole quante solo le contrade del nostro Paese, molto spesso istituti assai diversi gli uni dagli altri nello stesso territorio (non c'è bisogno di guardare alla realtà del Nord e a quella del Sud per scoprire differenze anche molto marcate), le cui differenti prestazioni sono legate a molteplici fattori tra cui quello umano (leggi: preparazione culturale e competenze didattiche dei docenti) occupa senz'altro il primo posto.

Si può forse solo dire, a livello generale, che negli ultimi 20-30 anni sono stati compiuti notevoli progressi — e altri sforzi si dovranno ancora fare — nel contrastare frequenze irregolari, abbandoni, fenomeni dispersivi che erano, e in parte sono ancora, il bubbone malefico (come un tempo era l'analfabetismo) della scuola aperta a tutti. In questo periodo ha preso consistenza una cultura scolastica inclusiva e non più selettiva, impegnata ad assicurare, per quanto possibile, a tutti gli alunni le conoscenze necessarie per un inserimento sociale e lavorativo degno di questo nome. In altre parole: se si vuole restare aderenti alla realtà non si può giudicare la realtà odierna con i criteri impiegati quando la scuola era fortemente selettiva. 

Galli della Loggia ha certamente ragioni da vendere quando lamenta che all'uscita dalla terza media ci sono ragazzi che non padroneggiano la lingua italiana e non sanno risolvere piccoli problemi di matematica. Ma l'esperienza ci suggerisce che non sono le bocciature — almeno a livello degli anni d'istruzione obbligatoria — a risolvere problemi di questo genere. Chi è bocciato sarà promosso l'anno successivo senza cambiare di una virgola oppure lascerà precocemente la scuola. 

Ben più efficaci delle bocciature si rivelano, invece, le iniziative specifiche e "personalizzate" (come si dice oggi) messe in atto per accompagnare gli alunni in maggiori difficoltà perché poco dotati, provenienti da ambienti deprivati, di famiglie straniere, compresi i bulletti rompiscatole, difficili da gestire, ma pure anch'essi bisognosi (e forse più altri) di cure educative. 

Riconosco che mentre la logica inclusiva ha compiuto discreti progressi, purtroppo meno fortuna hanno incontrato le strategie didattiche per il rafforzamento delle capacità degli alunni migliori. Le scuole tendono ad appiattire le differenti potenzialità degli allievi e rinunciano a tenere viva, contestualmente, anche l'esigenza meritocratica. 

Per contrastare la tendenza all'appiattimento indifferenziato e perché anche la scuola aperta a tutti non rinunci a essere "scuola di qualità" occorre che disponga di docenti più qualificati, più apprezzati socialmente, più pagati. Da tempo immemorabile manca invece una politica del personale degna di questo nome. Di aggiornamento e formazione degli insegnanti si è tornati a parlare solo di recente. Per moltissimo tempo è prevalsa la convinzione (illusoria) che una volta conquistato il fatidico posto di ruolo (o l'incarico stabile) per la restante parte della carriera si potesse vivere di rendita.



< PAG. PREC.   PAG. SUCC. >


COMMENTI
09/11/2015 - disciplina (Claudio Baleani)

E' venuto da me un insegnante che ha dato uno schiaffo ad uno studente. Era entrato in classe dove aveva liberato un altro insegnante che era stato legato e bersagliato con pistole ad acqua. Nel mentre gli è volata una mano. L'insegnante non si voleva neppure difendere nel procedimento disciplinare perché aveva altri interessi e se lo avessero cacciato via per lui sarebbe stato un vantaggio anche economico. Mi sono dovuto imporre e alla fine l'abbiamo sfangata. Ma è questo il problema della scuola? No. Il problema è che si tratta di un posto dove vanno a lavorare persone che altrimenti starebbero in mezzo a una strada, gente che legge un libro ogni tre anni. Un posto dove impera il qualunquismo e i sistemi di arruolamento sono assurdi e napoleonici (però fatti male). La scuola ha rinunciato al suo prestigio ed è priva di un suo perché. Vogliamo fare una indagine e vedere quanti insegnanti e quanti studenti vanno dallo psicanalista? Se ci sono tante persone esaurite ci sarà un motivo. Non sanno che vanno a fare e sono soggetti a tutte le mode culturali possibili e immaginabili, prima di tutte il computer, che bisognerebbe proibire ai minori di 18 anni. Per non parlare dei dirigenti, pomposa qualifica dei capi istituto.

 
09/11/2015 - Il caso vuole... (Franco Labella)

Non voglio entrare in polemica con Ragazzini ma giusto fargli osservare che in questi giorni, con la vicenda di San Francesco al Campo (contestazione punizione per l'uso del cellulare) non si è avuta proprio l'evidenza di scuola buonista ma se mai di scuola rigorosa e genitori diseducanti. Anche questo è un pezzo di realtà e per la mia limitata esperienza mi pare una realtà prevalente rispetto all'opinione di Ragazzini. Pedagogia del dialogo che aborre le sanzioni? Ma allora Ragazzini contesterebbe anche il D.M.5 del 2009 sul voto di condotta? In quel caso, però, dovrebbe prendersela col Ministro più che con i pedagogisti... Il piacere della scoperta di chi fosse il Ministro pro-tempore firmatario del decreto lo lascio ai lettori. Un'ultima cosa: non mi pare che Chiosso abbia scritto che il miglioramento dell'inclusione si accompagni a competenze non acquisite. Egli scrive, se mai, che sull'inclusione abbiamo fatto progressi, sulle eccellenze un po' meno. Ma potrei aver capito male io ed in quel caso non c'è manco bisogno di pensare a licenziarmi. Insegno una materia in via di estinzione, il Diritto, e quindi...

 
09/11/2015 - SCUOLA "INCLUSIVA" O SCUOLA BUONISTA? (Giorgio Ragazzini)

Nel parlare della scuola italiana si deve fare affidamento soltanto sulla propria esperienza (che è pur sempre qualcosa) e su quello che se ne sente raccontare. Di inchieste serie il Ministero non ne fa, tanto meno sulla disciplina (parola impronunciabile), sul clima delle classi, sulla grave inadeguatezza di una minoranza dei docenti e dei dirigenti. Ma non c'è bisogno di inchieste per sapere che è stata diffusa a piene mani una pedagogia "del dialogo" che aborre le sanzioni, la fermezza educativa, il merito (identificato con l'odiosa "competizione"). Una promozione regalata non va valutata solo in relazione all'interessato, ma anche all'ingiustizia e alla demotivazione che subisce chi si impegna seriamente, nonché al danno che la società riceve da una scuola che non esige, ma assolve. La realtà dello sviluppo psicologico è negata da chi nega l'opportunità di far ripetere l'anno a chi non ci ha messo il minimo impegno. Così come da chi non sanziona chi insulta i docenti, disturba di continuo le lezioni, copia durante compiti e esami, fa il bullo opprimendo i compagni più indifesi. "Chi non punisce il male - dice Leonardo da Vinci - comanda che si faccia". D'accordo sull'esigenza di migliorare la preparazione dei docenti, ma la diminuzione delle bocciature deve essere la conseguenza dell'obbiettivo raggiunto, non la premessa ideologica. Che spesso sia così, lo dice anche Chiosso: l'idea dell'inclusione fa progressi, le relative competenze didattiche molto meno.

 
09/11/2015 - Ma la scuola autonoma a chi risponde? (FRANCO BIASONI)

Si spendono giustamente molte parole in favore dell'autonomia scolastica, bisognerebbe però affrontare anche il problema della loro responsabilità. Una scuola veramente autonoma (bisognerebbe anche chiarire che cosa serve perché una scuola sia realmente autonoma) deve pur rispondere a qualcuno del suo operato. Perché non si affronta mai questo argomento?

 
09/11/2015 - D'accordo su quasi tutto (Franco Labella)

Non è un commento cerchiobottista il mio e devo rispettare i limiti di spazio. D'accordo quasi in toto con quanto scrive Chiosso. Galli della Loggia, insigne storico, è già scivolato in passato sulla scuola e sempre sul Corriere. Mi riferisco ad un articolo di qualche anno fa, anzi una paginata, relativa alla materia fantasma, "Cittadinanza e Costituzione, che G.d.L. dava per presente ed impartita e magari col voto in pagella. Non era e non è così ma non per l'autore che ci costruì tutta una tesi, evidentemente infondata mancandone i presupposti, su Stato etico e dintorni. Se cercate sul Web trovate a cosa mi riferisco. Punto di profondo dissenso con Chiosso e di accordo con GdL: l'autonomia scolastica. Mai termine fu più equivocato e disatteso e pure pernicioso perchè ha amplificato, con una patina pseudogiuridica, la naturale propensione di docenti ed ahimè ancor più dei presidi alla autoreferenzialità. Si è travestito la autoref. da autonomia e trasformata spesso in autocrazia del ds ora anche con gli strumenti della L.107. Serve il centralismo. Come ho appena scritto è ancora utile essere keynesiani anche per la scuola. Del resto solo qualche annetto fa, dopo l'inizio della crisi nel 2008, l'interventismo statale fu riscoperto a furor di popolo persino negli USA che avevano vissuto l'era reganiana e non mi riferisco solo ai salvataggi bancari. L'autonomia sarebbe possibile ad 1 condizione: che se ne conoscessero significato e limiti giuridici. Ma così non è.