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SCUOLA/ Mariele Ventre, quando un buon maestro vale "oro"

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La scuola si trova nel Comune bolognese di San Pietro in Casale, ma diversi bambini che la frequentano abitano in un raggio di 30 chilometri. Come tutte le scuole paterne l'aspetto economico è completamente a carico delle famiglie che la scelgono (senza possibilità di sgravi fiscali). Inoltre non essendo paritaria i bambini sono sottoposti ad una prova d'esame tutti gli anni. Non si può certo pensare che mandare i propri figli alla "Mariele" sia da ritenersi una scelta di comodo. 

Non c'è dubbio. Allora cosa cercano i genitori che prendono questa decisione per i loro figli?
Le risposte potrebbe essere diverse ponendo la domanda a tutte le famiglie coinvolte, ma ce n'è sicuramente una che le accomuna e le comprende tutte: un desiderio di felicità e di bene. 

Però questo, in fondo, è il desiderio — talvolta inespresso — che tutti i genitori hanno verso i propri figli. Perché, allora, rivolgersi proprio a voi?
Probabilmente perché questo desiderio è il motore che ha mosso le tre famiglie che hanno dato origine alla scuola, e questo si comunica ancora oggi nell'esperienza della scuola. Le famiglie che ci incontrano, magari inaspettatamente, diventano più consapevoli del loro bisogno e del bisogno di felicità e di bene dei loro figli e per i loro figli.

Qual è il vostro metodo educativo? 
Innanzitutto si è voluto dare continuità al bene e alla condivisione educativa che le tre famiglie iniziali avevano visto e vissuto alla scuola dell'infanzia. L'idea, non originale, ma da realizzare con grande impegno e determinazione, è stata fin da subito quella di mettere veramente al centro del progetto educativo della scuola il bambino con la sua unicità. Man mano che prendeva forma questo progetto si delineava sempre più chiaramente la mission: "Accogliere ogni bambino con lo sguardo rivolto alla sua unicità e farlo incontrare con la bellezza della conoscenza perché la sua persona si realizzi pienamente".  

Come avete dato concretezza tutto questo? 
Partendo dall'adulto, dall'insegnante che deve essere colui che possiede quello "sguardo" capace di vedere non solo l'unicità, ma anche l'interezza di quel bambino, per cui si è pensato subito alla maestra unica. Inoltre un insegnante "appassionato" a ciò che insegna, perché solo così si genera "attrazione" (che è il contrario della "distrazione"). Infine un insegnante capace di educare perché capace di "piegarsi" sul bambino, pur restando lui l'adulto. Questi sono i "titoli" richiesti ai docenti della scuola di "Mariele".

E quali sono i contenuti del vostro insegnamento? 
Naturalmente i programmi ministeriali dettano le coordinate, ma tutto deve fare riferimento alla realtà. Per questo spesso si esce dalla classe per entrare nella vita… oppure è la vita che entra in classe. 

Rispettare sempre la centralità del bambino: come si fa?  



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