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SCUOLA/ Nuovo ruolo e contratti triennali: un salto nel buio?

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Tuttavia è altrettanto vero che le paure dell'eccessivo potere assegnato ai dirigenti scolastici siano del tutto infondate e nascondono anche taluni consolidati pregiudizi. Infatti, il modello proposto esplicita la responsabilità del dirigente e la rende più trasparente. Il dirigente a norma di legge risponde del proprio operato essendo giuridicamente responsabile di tutta l'istituzione scolastica. Perciò i dirigenti dovranno essere molto prudenti nell'attribuzione degli incarichi, ed eventualmente nella loro risoluzione alla fine del triennio. Maggiori saranno gli strumenti democratici, trasparenti e di garanzia utilizzati e maggiori saranno le opportunità di miglioramento del sistema scolastico.



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COMMENTI
14/12/2015 - Se il docente lavora bene … (Vincenzo Pascuzzi)

Scrive Giuseppe Santoli: “Se il docente lavora bene in quella scuola e questa è soddisfatta del suo lavoro, non c’è nessuna ragione perché l’incarico non venga rinnovato. …. Quindi il sistema potrebbe spingere tutti a lavorare meglio eliminando la competizione e traendone un vantaggio immediato per i fruitori del servizio scolastico.” Con Alberto Pennati mi domando, in termini operativi, “Cosa significa lavorare bene”? simpatia, allegria, promozione assicurata per tutti, niente compiti a casa, comportamento subordinato e ossequioso da yes-man, salute di ferro, niente gravidanze? Aggiungo: e chi decide sul lavoro ben fatto? Chi considera, e come, l’ambiente umano e lavorativo in cui opera il docente? “tutti a lavorare meglio eliminando la competizione”? come è possibile? Se tutta la falsa riforma è fondata – almeno in teoria e a parole - su valutazione, merito e premi, concorrenza, molta discrezione dei presidi? Se ci sono in palio ambiti bonus economici consistenti, addirittura di ben 16 euro? Sedici euro!! Sì, avete capito bene!! (v. in rete: “Rinuncerò al bonus di 16 euro della valutazione del merito”)

 
13/12/2015 - Gabbie territoriali e potere dei presidi (Vincenzo Pascuzzi)

L’istituzione degli ambiti territoriali mi sembra una cretinata autoritaria e gratuita, che causerà disagi inutili, incremento di adempimenti, tempi e costi burocratici, conseguenti inefficienze e perciò sicura riduzione della qualità della scuola. Gli ambiti saranno pezzi di province che ingabbieranno letteralmente scuole e docenti. Quasi caravanserragli o bazar aperti alle scelte dei presidi. Gli ambiti territoriali imbriglieranno, distorceranno fino a distruggerli gli ambiti individuali di vita di ciascun docente. Ogni docente infatti ha un suo proprio ambito specifico non definito solo dall’attività professionale ma anche dalla sua famiglia, dalla parentela e dalle amicizie, dall’abitazione, dagli interessi, dalle caratteristiche del territorio e dai servizi in esso presenti. E tutto ciò per eliminare la titolarità di cattedra (già questo un sicuro danno per la scuola) e inventarsi un potere di scelta meritocratica (a parole) da attribuire ai presidi quasi-manager o quasi-sceriffi secondo i gusti.

 
13/12/2015 - Cosa significa lavorare bene? (Alberto Pennati)

Il grosso problema, non certo da oggi ma che risale da tempi lontani, da quando si usa la Pubblica Istruzione come una sorta di "okkupazione", oltre che di bacino di voti usato anche oggi, è su cosa si intenda per "lavorare bene". Guardando ad esempio il diario fornito da una scuola elementare, dopo aver elencato le finalità, si afferma che questa scuola vuol essere ambiente educativo che promuova letteralmente la "consapevolezza delle varie forme di diversità intese come valori ed opportunità di crescita democratica". Mi sa molto di stato totalitario...

 
13/12/2015 - Poteri ai presidi: un mito! (ROBERTO PELLEGATTA)

Anche qui come in diversi articoli, specie nei siti sindacali, leggo di questi nuovi poteri ai presidi con la legge 107. Mi sembra il ripetersi di un'immagine diffusa dai media (culminata nella storia dello sceriffo) e mai verificata nel testo della legge. Dove sarebbero? In quale comma? L'unica novità effettiva sta nel comma 127: il preside sulla base dei criteri stabiliti dal Comitato di valutazione (quindi con una bella restrizione, perchè il preside è uno su 5) assegna la somma del fondo per il merito. Basta. Tutti gli altri riferimenti che la legge fa al dirigente scolastico non attribuiscono a questo nulla di nuovo. Allo stesso modo non esiste nella legge nessun passo nuovo verso l'autonomia scolastica che invece riceve dall'articolato nuove limitazioni.

RISPOSTA:

Ho espresso alcune preoccupazioni di applicazione della legge in particolare sull'attribuzione del bonus e sugli incarichi triennali. L'ho fatto da dirigente scolastico, non certo con l'intento di portare ulteriore farina alle storture dei media o di qualche sito sindacale sul preside-sceriffo. E' evidente che esprimo delle criticità sull'impianto previsto, nel contempo però non alzo barricate e provo ad indicare anche la strada per l'esercizio delle responsabilità del dirigente scolastico insieme alle "altre responsabilità" che sostengono l'autonomia delle Istituzioni scolastiche. GS