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SCUOLA/ Il piano digitale? No agli esperimenti del Miur sulla pelle degli studenti

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Un tema importante legato all'innovazione digitale è poi quello più tecnico. E qui si capisce, finalmente, la domanda del padre americano. La scuola è fatta almeno da quattro componenti in dialogo tra loro: studenti, docenti, amministrazione e famiglie. Affinché il dialogo possa avvenire ed essere proficuo, occorre parlare lo stesso linguaggio. E la digitalizzazione della scuola pone non pochi problemi in tal senso: i programmi utilizzati dall'amministrazione possono non essere compatibili con quelli del pc di famiglia; i file caricati sulla piattaforma della scuola dai docenti non sempre riescono a essere aperti a casa dagli studenti; un docente prepara le sue lezioni su Mac e il pc in classe non le supporta perfettamente… Saranno banalità, ma capitano. Per non parlare della necessità di avere uno (o più) tecnici a disposizione per far funzionare i dispositivi: basta una lampada fulminata nel proiettore e tutte le lezioni preparate per la Lim quella mattina non si possono fare! Solo per dire che digitalizzare una scuola comporta molto più lavoro che installare delle macchine con i fondi del Pon o della Buona Scuola.

Dunque, occorre una riflessione seria e approfondita per decidere dove si vuol portare la scuola affinché possa essere luogo di crescita della ragione e della libertà dei giovani che le sono affidati. Tenendo conto di più fattori possibili (non ultimo la piaga dilagante delle videodipendenze) e il bisogno che gli studenti hanno di sviluppare competenze quali la capacità di dialogare, condividere, argomentare e di rispondere agli interrogativi sul significato del vivere. E solo il rapporto con un suo simile può mettere in moto un uomo in tale sviluppo e in tale ricerca.



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