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SCUOLA/ Clil: belli e brutti, cosa fa la differenza

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Le "brutte" notizie del Clil nel corso del suo primo anno di vita adulta, vale a dire l'anno scolastico 2014/15, in cui tutte le classi quinta di licei e tecnici lo hanno visto comparire come obbligo di legge, potrebbe essere molte, ma si possono riassumere attraverso un non–exemplum

Nel caso in esame, le competenze linguistiche del docente incaricato del Clil in area scientifica non costituivano un problema (lettura, ascolto e scrittura in seconda lingua (L2) relativi alla disciplina elevati, e parlato di livello B2), e nemmeno era assente una certa competenza glottodidattica, ma mancava del tutto una competenza metodologica Clil. Nell'ideazione del primo modulo disciplinare si cercò di ovviare a questa mancanza attraverso la collaborazione con un docente di L2 introdotto per formazione personale alla metodologia Clil. Il materiale sottoposto al docente di lingua risultò essere una scheda riassuntiva in inglese di quanto già spiegato in italiano, vale a dire una duplicazione di contenuti della L1 in L2, attraverso la presentazione di un argomento di area scientifica prima in maniera completa ed esauriente in L1 e poi, per sommi capi, in L2. 

Dual focused education? Apprendimento di lingua e contenuto in associazione? Nulla di tutto questo. E  si noti che al danno si aggiunse la beffa, in quanto la riproposizione degli stessi contenuti disciplinari ma in maniera concisa, per quanto non semplificata, venne spacciata come "approfondimento". I suggerimenti per attivare le conoscenze già in possesso degli studenti (in questo caso tutte, al punto da porsi la ragionevole domanda "Perché rifare quanto già fatto, se non  per adempiere un obbligo di legge?") e/o permettere loro di apprendere sia il lessico disciplinare che familiarizzarsi con la struttura del discorso scientifico in L2 (nel caso specifico, senza differenze culturali tanto significative da dover operare una scelta precisa e non sempre facile in merito a quale tradizione didattica adottare) furono come i semi gettati nella parabola del buon seminatore; chi li getta non sa che fine faranno, ed alcuni cadono su terreno con poca terra, dove crescono veloci e veloci muoiono. 

Il modulo fu un fallimento; abbastanza innocuo, ma pur sempre fallimento, ed una osservazione del docente disciplinare relativa al livello di competenza linguistica in L2 in entrata "Non capiscono il testo! = non sanno l'inglese", fu rivelatrice anch'essa della reale natura di quanto stava accadendo; il docente disciplinare non stava facendo Clil, ma solo dicendo (anzi, leggendo) in altra lingua quanto aveva già spiegato in lezione frontale in L1. Perché, come afferma Marsh, se non funziona non è Clil.

Passando alle "buone" (notizie), si potrebbe raccontare di un docente dalle caratteristiche uniche, sia disciplinari che di lingua straniera, e  che, per formazione personale, conosceva gli immersion programmes del modello canadese.



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