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SCUOLA/ Dai dati Invalsi un "appello" alla libertà di insegnamento

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Per questo l'istituto si sta attrezzando, con proposte sperimentali già attuate in parte in alcune regioni del Sud all'interno del progetto "Sistema Informativo Integrato e valutazione degli apprendimenti". Esso prevede tra le altre cose la misurazione dei progressi degli apprendimenti nelle scuole, cioè lo studio diacronico sui dati delle prove standardizzate del Sistema nazionale di valutazione e della Prova nazionale, in modo da fornire a ciascuna scuola un'informazione circa l'efficacia delle soluzioni didattiche e organizzative adottate fra una misurazione e l'altra. La somministrazione della prova di ancoraggio è avvenuta anche in alcune scuole del Centro-Nord, per poter disporre di classi di controllo utili alla verifica di un'eventuale presenza di domande che possono avere un funzionamento differente nelle diverse aree del Paese.

Proseguono anche le attività formative dell'Invalsi nei confronti delle scuole delle quattro regioni dell'Obiettivo Convergenza (Calabria, Campania, Puglia e Sicilia), quelle dove i risultati delle prove sono più bassi e dove il tasso di propensione al cheating è più alto. Si è svolto a Napoli nei giorni scorsi il Seminario "La costruzione delle prove: metodi e tecniche per la promozione del miglioramento degli apprendimenti nelle regioni del Pon" rivolto a 150 insegnanti (75 di italiano e 75 di matematica) delle quattro regioni. L'obiettivo non è mai stato, per l'Istituto, quello di stabilire graduatorie fra scuole o fra le aree dell'Italia, ma di fornire i dati, mentre alle persone compete pensare la possibilità di prendere strade nuove. 

Un aspetto tecnico come quello della misurazione del "valore aggiunto", cioè lo scarto positivo fra condizioni in ingresso e in uscita da un percorso formativo, fa emergere indirettamente la finalità della scuola, che è quella di far crescere gli alunni, di dare loro, nel percorso scolastico, un di più non solo di sapere ma di capacità e di coscienza di sé. Pare strano, ma nessuna riforma induce un movimento dal basso negli insegnanti quanto il desiderio del bene: il bene dei propri studenti, la valorizzazione della propria professionalità e del proprio impegno quotidiano in classe, la ricerca delle soluzioni migliori, il desiderio anche di apprendere cose nuove su quello che si pensava di sapere già, per esempio cosa significa leggere e capire un testo, o porre un problema in termini di ragionamento matematico, o riflettere sulla lingua che si usa ogni giorno. Che sia così si vede dalla presenza di insegnanti che nel caso di Napoli volontariamente hanno impegnato anche il weekend, hanno posto domande di chiarimento e proposto problemi, si sono impegnati nell'assimilazione teorica e pratica dei criteri sottostanti i quesiti. 

In questo caso la finalità, più che quella della lettura a volte ostica dei dati e del loro utilizzo, è quella di riflettere sull'insegnamento e sui modi per renderlo efficace. A nostro avviso, ciò che ha effetto positivo sull'efficacia è il desiderio di tantissimi insegnanti di cercare di dare il massimo ai propri alunni in termini di crescita umana e culturale. 



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