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SCUOLA/ Dai dati Invalsi un "appello" alla libertà di insegnamento

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Per chi fa il "formatore", in questo o in altri casi, è importante offrire una prospettiva immaginabile e mettere insieme le persone a parlare del proprio lavoro, il che richiede baldanza e soprattutto l'esperienza che ciò possa realmente avvenire. 

Analogamente dovrebbero essere pensati i piani di miglioramento del Rav inerenti ai dati Invalsi. Ci sembra che il miglioramento non dovrebbe coinvolgere solo i docenti delle materie direttamente coinvolte, né dovrebbe essere inteso come una serie di tecniche da applicare, tantomeno di somministrazioni a tappeto di prove simil-Invalsi.  Semmai — appunto — innanzitutto dovrebbe voler dire riflettere come scuola sugli esiti restituiti, di individuare possibili cause, di condividere, prima di tutto, uno sguardo comune sulla classe. Per questo, forse, piuttosto che il dispiegamento di riflessioni in sede di dipartimento di materia — pur importante — si potrebbe tentare una cooperazione dei docenti a livello di consiglio di classe, dove dovrebbero rifluire le considerazioni emerse nei dipartimenti. Si tratta comunque di puntare non certo sulla prescrittività, che spesso si incancrenisce in burocrazia formale, ma sulla passione, la professionalità e la libertà dei docenti.



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