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SCUOLA/ Lauree scientifiche, dopo la "festa" qualcuno pensi ai diplomati

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Che si creda — o si ritorni a credere — in un futuro positivo, senza dover accettare i richiami alla vita "di una volta" e il soffocante edonismo dei media, richiama la visione del mondo degli utopisti, da Platone, a Tommaso Moro, a Francesco Bacone a Tommaso Campanella e a tanti altri che non hanno avuto il timore di descrivere le società ideali che avrebbero voluto costruire.

Un'ultima osservazione. Il benessere economico di una nazione moderna dipende in larga parte dalla capacità di sviluppo industriale che sa mettere in atto. Questo rimanda alle dinamiche innovative che vengono adottate e quindi al sostegno alla ricerca scientifica universitaria e della istituzioni pubbliche e private di ricerca, nonché alla loro capacità di formare il personale necessario all'industria. Ma non è tutto: isole di sottosviluppo artigianale e agricolo possono permanere anche in situazioni di accentuata industrializzazione. Un esempio è la Lombardia, dove larghi comprensori agricoli dedicati alla produzioni di commodities come mais, latte e frumento denunciano condizioni locali di sottosviluppo, almeno sociale: fabbricati fatiscenti, addetti a basso livello di acculturazione, assenza di capacità imprenditoriale, innovazione praticata solo per interventi di meccanica agraria. Per intervenire su queste situazioni servono scuole professionali in grado di formare il personale necessario, un compito formalmente delegato ad enti regionali e provinciali raramente in grado di incidere sulla realtà. La possibile discussione di questo tema precede quella delle scelte universitarie nella loro premessa all'inserimento nel mondo del lavoro. Ma non per questo è meno importante, specialmente se si considera che uno stato criptico di sottosviluppo locale ha profonde implicazioni sociali.



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