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SCUOLA/ La bellezza di rivivere Dante a sessant'anni

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Franco Nembrini durante una lezione (Foto dal web)  Franco Nembrini durante una lezione (Foto dal web)

"La casa adesso è nostra ma non mi va più di tornarci, ormai è il simbolo di tutto quello che ho perso, di come ho sprecato il tempo in guerre inutili, di quanto mi manca mio marito". O natura o natura, perché di tanto inganni i figli tuoi? Direbbe il conte Giacomo Leopardi davanti a questa piccola grande storia di ordinario dolore. Chi mi aiuta adesso a uscire dal buio, dall'odio per chi mi ha rovinato la vita? — direbbe invece messer Durante degli Alighieri, che ha conosciuto la durezza dell'esilio e la ferita inguaribile della perdita della donna amata —. Chi mi tira fuori dalla mia personale selva oscura, dal peso soffocante del male, mio e dei miei fratelli uomini, degli avversari politici come degli alleati, degli amici come dei nemici, quel male capillare e pervasivo che oscura la vista e toglie gusto e significato a tutto quello che tocco?

Nella selva oscura ci si può finire anche a sessant'anni, non solo "Nel mezzo del cammin", anche a tre quarti, sorride Assuntina, scherzando sul titolo della serie tv ancora in corso d'opera. Ovviamente non si chiama così, il suo vero nome è un altro, e il mare davanti a cui sognava di vivere gli anni della pensione non è esattamente quello della Calabria; dato che esiste davvero e ci ha raccontato quello che più le brucia del suo passato e del suo presente meglio non rischiare con la privacy e non tradire la sua fiducia.

Ma la sua testimonianza è importante, e bella da raccontare. La sua voglia di parlare, di condividere lo smarrimento e il dolore, ma anche lo spiraglio di speranza intravista ripercorrendo versi scritti secoli fa da un letterato fiorentino con la passione per la politica e le belle donne, innamorato della sua città ma ben poco corrisposto (almeno durante la sua vita terrena), la sua voglia di ripartire, confessata con slancio a degli sconosciuti incontrati per caso in mezzo al pubblico di uno studio televisivo, in un pomeriggio come tanti, dimostra che avere Dante come compagno di cammino non è una frase fatta ma un'esperienza reale, presente, "vivente". Proprio qui, proprio adesso, nel mondo vero, opaco, quotidiano, in quell'"aiuola che ci fa tanto feroci" (Paradiso, XXII, 151).

Lascio Franco Nembrini al suo lavoro (anche oggi ci sono due puntate da registrare) e telefono alla signora Assuntina per chiederle il nulla osta a procedere nel raccontare la sua storia, cambiandole un pochino i connotati e qualche altro particolare, geografia compresa. "Certo che sì — mi risponde — Un'ultima cosa. Mi raccomando, l'Inferno è già abbastanza famoso, scriva che leggano il Purgatorio, anche solo l'inizio. Ovvio che è la mia cantica preferita, mio marito è già lì che mi aspetta".



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