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SCUOLA/ Dentro il Clil: uno, nessuno o centomila?

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Allora immaginiamo una situazione: una classe di liceo linguistico dove si faccia la stessa disciplina in due L2 in modalità Clil in almeno di immersione parziale, ed in cui si affronti la storiografia inglese ed in inglese, la storiografia italiana ed in italiano, e diciamo la storiografia francese in francese, su un arco di tempo sufficientemente significativo così da poter sviluppare the four Cs (communicationculturecompetence and cognition) non solo come multilinguismo ma anche come multiculturalismo. 

Si vedrebbe come la storia (disciplina) indaga la storia (i fatti), mettendo gli studenti al centro di un percorso di formazione critica; facile? No, e mi capitò di percepire resistenze in tal senso anche da docenti attivamente impegnati nel Clil, che pur lavorando col modello di Coyle si muovevano (come tutti) in dimensione soft Clil. Questo approccio duale o meglio ancora a tre sarebbe utile per gli attuali cittadini dell'Europa e del mondo? Azzarderei un sì. E se si fa solo una L2, sembrerebbe che tutti gli studenti studino ancora almeno un'altra lingua; la L1. La loro, la mia.

Ma attenzione, il modello sarebbe replicabile tout court per, diciamo, diritto? Se le discipline esistono non per arbitrio ma come modellizzazione di un problem, la replicabilità è impossibile. Ogni hard Clil sarà diverso, e non solo per la variabile "studente/i", ma intrinsecamente. A questo punto, la vera domanda riguarderebbe il successo reale dei processi di implementazione del Clil nella scuola secondaria italiana a seguito della Riforma dei cicli, nonché i percorsi di formazione dei docenti Clil. Ma questa è una vecchia storia.

(4 - fine. Leggi qui gli articoli precedenti: 16 dicembre7 dicembre26 novembre)

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