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SCUOLA/ Per aiutare i figli a scegliere cosa fare da grandi, fateli "vivere" oggi

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È a questo punto che si evidenzia, ahimè, il deficit dei nostri adulti spesso incapaci di fornire un'ipotesi di senso totale della realtà, unica condizione di certezza per l'adolescente.

Ecco due brevi esemplificazioni che aiutano forse a chiarire meglio quanto intendo sostenere: si tratta di alcune osservazioni, confidenze, dialoghi di miei alunni sollecitati sul tema, appunto, dell'orientamento:

"Ammetto di essere piuttosto disorientata e intimorita rispetto a questo argomento. Scegliere la scuola superiore per me è un grande passo. Gran parte della mia confusione e angoscia sono date da quello che succederà dopo: ho il timore di scegliere la scuola sbagliata per me! E non pensiate che i miei dubbi siano infondati!" Dopo aver accennato ad alcune ipotesi di percorso, le considerazioni si concludono così: "Credo tuttavia di non poter ancora scegliere: devo prima chiarirmi bene le idee". Il come chiarirsele non viene esplicitato, ma la speranza sembra essere affidata a un'analisi più che a un'ipotesi da verificare "sul campo".

E sentite invece un compagno: costui, che non può certo vantare una situazione familiare serena, ha tuttavia ricevuto — senza che né lui né i componenti della famiglia ne fossero in qualche misura consapevoli — un certo criterio che ha potuto costituire almeno una iniziale ipotesi di verifica: un impatto diretto con la realtà e non con delle... idee!

"Io vado alle M. per fare il cuoco. Per me cucinare è sempre stata una passione e il mio sogno è aprire un ristorante con mio padre… Certe volte, per allenarmi, aiuto mia mamma a cucinare e anche a fare i dolci. Quasi tutta la famiglia di mio padre, sono bravi a cucinare e certi posseggono pure un ristorante. Mia madre ha imparato certi piatti solo grazie a mio padre, soprattutto i dolci… Purtroppo mio padre adesso è in prigione e non può insegnarmi lui! Tu invece che scuola frequenterai? Qual è il tuo desiderio?"

Ecco la grande domanda che troppo spesso rimane inevasa o alla quale non si ha neppure il coraggio di accedere: "Qual è il tuo desiderio?" Proprio questo — io credo — costituisce il livello sul quale l'adulto potrebbe e dovrebbe intervenire, per consentire al "germoglio" di dare frutto anziché rischiare di seccarsi subito.

Si tratta insomma di sostenere e indirizzare il ragazzo a reperire, nella realtà quotidiana, quei segnali che gli accendano un desiderio, che gli facciano presagire un gusto, per i quali avverta il nascere di un'attrattiva. Sono quelli che vanno seguiti e per-seguiti anche se, chi li ha suscitati, non si trova al proprio fianco ma… in galera!

Non è dunque da una riflessione che può scaturire una decisione, ma  da "un impegno personale di verifica dell'ipotesi suggerita".

Occorre dunque qualcuno da guardare e da seguire: qualcuno che documenti, nell'esperienza, come anche l'errore — qualora dovesse capitare — sarà bruciato via dal rischio che la propria libertà ha deciso di correre per vivere finalmente, senza angosce e paure, la "bella avventura" della conoscenza.



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COMMENTI
27/12/2015 - Un aiuto concreto (Giuseppe Crippa)

La ringrazio, professoressa, per aver ricordato che l’educare dei ragazzi non consiste tanto nel parlare con loro quanto nel fare qualcosa insieme.