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SCUOLA/ Renzi-Giannini, precari e supplentite: i conti che non tornano

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La comunicazione governativa sulla scuola resta ancora ambigua o quantomeno ambivalente.

Mentre il ministro Giannini ha ribadito nella sua ultima intervista su l'Unità che ci vorranno almeno tre anni per consolidare gli effetti positivi del piano straordinario di assunzioni previste dalla cosiddetta Buona Scuola; nella sua conferenza stampa di fine anno, il presidente del Consiglio è tornato ad accusare i sindacati di aver boicottato quello stesso piano straordinario, a cui hanno partecipato in effetti circa la metà degli aventi diritto, iscritti nelle graduatorie a esaurimento (le Gae), fomentando la paura della famigerata "deportazione" in Regioni diverse da quelle in cui avevano insegnato l'anno scolastico precedente. Non senza malizia, ha poi aggiunto che se quegli insegnanti avessero deciso di partecipare, ora sarebbero assunti di ruolo nelle stesse cattedre dell'anno precedente, senza alcuna necessità di trasferirsi.

Insomma, all'acquisita consapevolezza del ministro sulla necessità di lasciare sedimentare gli effetti delle fasi già realizzate di quello stesso piano di assunzioni e di dover gestire anche le fasi successive della mobilità straordinaria, che investirà ancora la nostra scuola nel prossimo anno scolastico, fa da contraltare la "trance agonistica" non ancora sopita del premier nella contrapposizione sempre latente con gli stessi sindacati e gli insegnanti.

In questo scenario, il ministro ha ora una rinnovata opportunità di riprendersi un ruolo di mediazione e di salda gestione delle prossime fasi della Buona Scuola, sollecitando anche un'inedita capacità di ascolto da parte dei vertici amministrativi di viale Trastevere, che hanno finora brillato più per la loro capacità di animazione social che per quella di confrontarsi con chi la scuola la conosce non solo per averla finita da poco. 

Innanzitutto, il ministro dovrebbe finalmente fornire i dati, già disponibili da almeno un paio di mesi, sulle quattro fasi del piano straordinario di assunzioni già concluse. In questo modo, sarebbe chiaro anche allo stesso premier che i suoi due obiettivi dichiarati di porre fine alla "supplentite" e al precariato nella scuola non sono stati affatto raggiunti in questo anno scolastico. Infatti, salvo auspicabili smentite, il numero dei supplenti di quest'anno scolastico non si è potuto discostare molto da quello dello scorso anno ed il precariato potrebbe essere addirittura aumentato per effetto del fatto che per coprire le cattedre disponibili e vacanti per gli insegnamenti curricolari sono state assegnate supplenze annuali ad insegnanti non iscritti nemmeno nelle Gae.

In secondo luogo, il ministro dovrebbe impegnarsi a gestire bene la prevista mobilità straordinaria del prossimo anno scolastico, evitando di trasformare la scuola in una grande serie di sliding doors attraverso cui ciascun insegnante possa cercare di restare o di andare nella scuola del suo ambito territoriale preferito. 



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COMMENTI
30/12/2015 - Ambiti = contee in condominio per presidi-conti (Vincenzo Pascuzzi)

1) Quando Giannini dice “che ci vorranno almeno tre anni per consolidare ecc.” non ha “acquisito consapevolezza sulla necessità di lasciare sedimentare ….” ma riconosce che lei stessa che non sa come andrà a finire, che la c.d. riforma è un azzardo, un’avventura, che è dilettantesca, teorica, contiene assurdità, contraddizioni, soluzioni astratte ma non reali. 2) Gli ambiti territoriali penalizzano i docenti e quindi la qualità scuola. Ogni docente ha un suo proprio ambito di vita non definito solo dalla sua scuola, ma anche dalla famiglia, dalla parentela, dalle amicizie, dall’abitazione, dagli interessi, dalle caratteristiche del territorio e dai servizi in esso presenti. Gli ambiti territoriali travolgeranno gli ambiti di vita individuali. 3) Ogni ambito territoriale costituirà una specie di contea in condominio affidata a una ventina di presidi-conti condomini, fra loro in concorrenza ma alleati contro i docenti-sudditi. Gli incarichi triennali divideranno i docenti in tre gruppi forse blindati. 4) Non nutro particolari simpatie per i sindacatoni, ma ha ragione Pantaleo (Flc) quando scrive: “A noi sindacati risulta che l’applicazione della legge 107 peggiora la condizione delle nostre scuole pubbliche, porta più confusione nell'organizzazione dell'offerta formativa, mortifica la funzione sociale di tutto il personale, risolvendo una parte dei precari penalizzando tutti gli altri, ignora e aggrava le condizioni del personale ata”.