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SCUOLA/ Da Gelmini a Giannini, 4 ministri, 4 anni di proclami

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Moai dell'Isola di Paqua (Foto dal web)  Moai dell'Isola di Paqua (Foto dal web)

Tutt'altra linfa scorreva tra le pieghe dell'Atto di indirizzo per il 2015, in capo al medesimo ministro, che si collocava all'ombra della Buona Scuola riprendendone alcune tematiche. Al primo punto era posta la questione dell'edilizia scolastica che poi ha trovato sbocco nella creazione, a cura del Miur, dell'Anagrafe dell'edilizia scolastica (agosto 2015). Dal censimento delle scuole risulta che solo il 39% degli edifici scolastici è in possesso del certificato di agibilità/abitabilità perché per il 50% costruiti prima del 1971, anno in cui il certificato è stato reso obbligatorio dalla legge. Ma questa è un'altra storia. Per tornare al piano programmatico 2015, occorre rilevare le garbate espressioni questa volta riservate agli insegnanti: "Il corpo docente rappresenta la risorsa più importante per il sistema scolastico". Da questo presupposto si intendeva partire per ridurre il precariato (poi effettivamente la Buona Scuola lo ha fatto pur con tutti i limiti delle fasi A, B, C); formare nelle scuole l'organico funzionale; rivedere le modalità di accesso all'abilitazione all'insegnamento, in modo da conferirla solo a chi "dimostri in aula di avere la preparazione e l'attitudine all'insegnamento". Altre piacevolezze sono sparse nel documento in riferimento all'autonomia degli istituti scolastici, alle discipline storico-artistiche, al contrasto della dispersione scolastica. 

Come si spiega il passaggio dalla carezza allo scappellotto che sembra profilarsi tra i due Atti dello stesso ministro? Semplice: di mezzo c'è stata la traduzione in atto della Buona Scuola con le difficoltà e le proteste che ha incontrato nel tentativo di raccordare mondi solitamente dissonanti: convogliare il precariato nell'organico di istituto, far dialogare la scuola e il lavoro, aprire la scuola al territorio.

Per cui, o mangiare questa minestra o saltare dalla finestra!

Il tema del rapporto tra la scuola e il mondo del lavoro era ritenuto centrale anche dal ministro Maria Chiara Carrozza, che nel suo Atto di indirizzo per il 2014 confessava che "la cerniera studio/lavoro in Italia è un punto critico ma costituisce l'elemento decisivo per conseguire risultati visibili nel campo dell'avviamento al lavoro qualificato". Tra le priorità nella lista di questo breve ministero (nove mesi) troviamo ancora tanta edilizia scolastica, molta digitalizzazione e un rimando, ovvio, al decreto "L'Istruzione riparte" (settembre 2013; convertito in legge nel novembre dello stesso anno) che stanziava per la scuola 450 milioni di euro. Molti di questi sono stati spesi per l'edilizia scolastica e una fettina anche per i progetti in materia di apertura delle scuole e prevenzione della dispersione scolastica (15 milioni).

Si sa che tra le ultime due signore ministro dell'Istruzione non è corso buon sangue, a causa della proposta di una costituente della scuola, lanciata dalla penultima inquilina di Viale Trastevere e bocciata dall'ultima. Ad ogni modo entrambe si collocano nell'area dell'allargamento dei cordoni della borsa. 



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