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SCUOLA/ Dante? Tutto ciò che è virtuale non gli piace…

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Sì, io non riesco a parlare a freddo, a leggere un testo scritto, a recitare. A me interessa comunicare un'esperienza vera a persone vere. Spesso tante delle cose che dico sono legate a qualche fatto che mi è appena accaduto, o sorgono come reazione a quel che vedo succedere in sala. Così anche per le trasmissioni ho chiesto di parlare davanti a un pubblico vero. Non è stato facile, però sono grato a tantissimi amici di Roma e dintorni che mi hanno seguito e aiutato fedelmente anche in questo. Poi, certo, la televisione ha le sue regole: i tempi, i movimenti non possono essere del tutto improvvisati, ho dovuto imparare a disciplinarmi anch'io. Non è stato facile, soprattutto nelle prime puntate — spero non si noti troppo — mi sentivo proprio un po' legato. Poi credo di averci preso la mano…

 

Nell'era di Internet e della "terza guerra mondiale a pezzi", come l'ha definita il Papa, che senso ha mettersi davanti alla televisione per riprendere in mano un testo di settecento anni fa?

Perché Dante parla a tutti. Parla dell'uomo, del cuore dell'uomo, del desiderio che muove la vita dell'uomo, perciò parla agli uomini di tutti i tempi e di tutti i luoghi. Una volta mi è capitato di presentare Dante a Mosca, a persone del tutto digiune degli elementi di base del suo linguaggio — Gesù, la Madonna, i santi… —, in più col problema della traduzione. Una serata difficilissima, avevo l'impressione che fosse stata del tutto inutile. Invece alla fine mi si avvicina una signora di una certa età, in lacrime, mi abbraccia e mi dice: «La ringrazio perché lei stasera mi ha ridato le stelle». Ecco, Dante può restituire a chiunque, ai nostri ragazzi apparentemente assorbiti dai loro smartphone come a quelli assorbiti dall'idolo della guerra, il senso delle stelle. Cioè del desiderio di infinito di cui il cuore di ogni persona è fatto, quel «centro di gravità — per usare le parole di Kafka che tante volte don Luigi Giussani ci ha ricordato — che nemmeno l'educazione più pazza può spostare».

 

Certo, poi c'è l'educazione, la scuola, i mille e mille insegnanti che quotidianamente propongono Dante nelle aule. Che cosa potresti suggerire loro?

Niente. Niente, nel senso che non ci sono trucchi, tecniche, strategie. Sì, certo, ci sono maestri da seguire, libri da leggere (magari anche i miei…), però al fondo c'è una sola condizione perché una lezione scolastica sia un avvenimento vivo: che io, insegnante, sia il primo a fare un'esperienza. Perché vale la pena insegnare Dante (e non solo Dante, ma anche Leopardi, e la storia, la matematica, la meccanica…)? Perché quello che insegno è servito a me, serve a me oggi, per capire di più chi sono io, che cosa sto a fare al mondo, che cos'è la realtà, perché vale la pena di affrontarla, e di affrontarla in un modo piuttosto che in un altro. Come spiega un grande studioso, Tzvetan Todorov, in un meraviglioso libretto appena ristampato, La letteratura in pericolo: «il lettore legge le opere per trovare in esse un significato che gli consenta di comprendere meglio l'uomo e il mondo, per scoprire una bellezza che arricchisca la sua esistenza; così facendo, egli riesce a capire meglio se stesso». Capire meglio se stessi: ecco che cosa chiedono i ragazzi ai loro insegnanti. Quando un insegnante è seriamente impegnato in questa ricerca per sé, tutto ciò che propone — ripeto, non solo la letteratura, anche l'arte, la scienza, la cucina — diventa un'occasione anche per l'altro.


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Su TV2000, ogni lunedì in prima serata, 34 puntate (4 sulla Vita Nova, 10 sull’Inferno, 10 sul Purgatorio e 10 sul Paradiso) per incontrare Dante nella viva voce di Franco Nembrini. 28 del digitale terrestre, satellite al canale 140 di Sky, piattaforma satellitare TvSat canale 18, streaming www.tv2000.it



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