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SCUOLA/ Inglese vs italiano? L'omologazione è in agguato (per entrambi)

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Paolo Villaggio è Sergio Colombo in "Io no spik inglish" (1995) (Immagine dal web)  Paolo Villaggio è Sergio Colombo in "Io no spik inglish" (1995) (Immagine dal web)

Il dibattito che si svolge in Germania invita a riflettere sulle vicende italiane. In molti ambiti professionali occorre saper comunicare in inglese. Tuttavia, questo obiettivo non si raggiunge mettendo l'inglese al posto dell'italiano. Non si deve passare da un monolinguismo a un altro; si richiede piuttosto una competenza plurilingue che ponga in dialogo le componenti nazionali e quelle internazionali della comunicazione professionale e culturale. L'impresa è difficile, soprattutto nei Paesi "a trazione" monolingue, come è l'Italia. L'Europa delle lingue germaniche è da tempo incamminata in questa direzione e l'esperienza ivi maturata non è sempre positiva: in tutti quei Paesi si avverte l'indebolimento culturale delle lingue non anglofone, là dove si tende a cedere all'inglese alcune funzioni sociali di prestigio, come la comunicazione in ambito accademico. È avvertita l'urgenza di tutelare e promuovere la ricchezza del patrimonio linguistico europeo, senza però negare l'importanza dell'inglese. La tutela delle lingue è anche difesa delle culture, oggi esposte a spinte omologatrici che riducono la capacità di esprimere le peculiarità dell'esperienza umana. 

Sapranno le istituzioni italiane far tesoro delle esperienze accumulate in altri Paesi europei? Non ci sono molti elementi per "star sereni". 



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