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SCUOLA/ In attesa dei decreti di Renzi, cambiamo le medie

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Matteo Renzi (Infophoto)  Matteo Renzi (Infophoto)

Un doppio biennio, sia per la scuola media come per la scuola superiore, con una rivisitazione didattica ai fini orientativi, quindi con un primo biennio unitario ed un secondo che proponga dei percorsi di auto-chiarificazione e approfondimento, in vista delle scelte successive. E con percorsi, quindi, anche di scuola superiore distribuiti sui quattro anni, con classi di concorso aperte e non più frammentarie, come è oggi.

Percorsi che partano effettivamente dai "risultati di apprendimento", e non a prescindere, come di fatto abbiamo ereditato, al di là degli esami di Stato (di terza media e di maturità), oramai obsoleti nella struttura e nella concezione.

Conseguenza: la scelta delle superiori avverrebbe a 15 anni, cioè in modo più consapevole, visto anche il fallimento delle "passerelle", e ci sarebbe una redistribuzione logistica alunni/spazi tra scuole medie e scuole superiori, oggi quasi tutte in grave sofferenza, visto anche il crollo finanziario di ciò che resta del sistema-province.

L'ennesima riforma o riordino? Direi, più semplicemente, la rivisitazione dei percorsi formativi e del format logistico sulla base delle effettive esigenze dei giovani e del nostro tessuto sociale.

La mia proposta è di avere il coraggio di riaprire il cantiere della scuola. Un modo per ricentrare il cuore delle nostre preoccupazioni sulla qualità effettiva del "servizio pubblico" scolastico. Un "servizio" non più autoreferente, come è nella tradizione italiana e nella dominante pubblicistica sindacale.



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COMMENTI
12/02/2015 - Essere apodittici non serve (Franco Labella)

Ancora una volta (e mi costa ammetterlo...ma lui sa perchè:-))) Giorgio Israel ha ragione. Il tono generale dell'articolo è apodittico, con affermazioni indimostrate come quella, ad esempio, di una sostanziale "validazione" del riordino (e smettiamola di definirla riforma, per favore) Gelmini. Ma validata da chi? Ricordo a me stesso (ed al preside Zen che certo non lo ignora ma non lo scrive) che all'approvazione dei decreti di riordino era legata una successiva verifica parlamentare che, semplicemente, non c'è mai stata. Sulla non necessità di reintrodurre lo studio dell'economia è d'accordo solo il preside Zen. Negli Stati Uniti e in alcuni Lander tedeschi (la stessa Germania tanto amata del doppio canale...) la discussione è in atto e ci sono anche alcune decisioni operative. Ma il preside Zen ha deciso che la discussione non rientra negli ambiti di discussione italiani e propone una visione ed una proposta di cui non trovo, però, alcuna eco. Ed allora, in attesa dei decreti di Renzi, rimettiamo in piedi una discussione che parta (a proposito di valutazione di sistema...) dall'analisi dei danni già prodotti dal riordino Gelmini. O lo sport nazionale è: cambiamo senza mai fermarci a verificare gli esiti e chi più vuole fare proposte le fa, come avrebbe detto Totò, a prescindere? E' già successo con le sperimentaz. Brocca... E a proposito di sperimentaz.: forse il preside Zen non lo ricorda ma le sperimentazioni fatte partire dalla Carrozza sono state bocciate!

 
12/02/2015 - Buchi neri... (Giorgio Israel)

Se non si ha il coraggio di guardare in faccia la realtà e di ragionare con la propria testa, anziché con gli slogan che ripetuti cento volte diventano verità, e rendersi conto che il vero buco della scuola italiana è la primaria, massacrata da una serie di folli riforme e pedagogismi deliranti, allora il proposito di mettere mano con "coraggio" a una riforma radicale della scuola fa venire i brividi.

 
12/02/2015 - Assuefatti e rassegnati alla DECRETITE governativa (Vincenzo Pascuzzi)

Leggiamo all’inizio dell’articolo: “In attesa dei famosi decreti promessi dalla Buona Scuola". I decreti, subito aggettivati come famosi e promessi, vengono presentati come ineluttabili e salvifici! Ma questa è una distorsione, una codarda e colpevole rinuncia alla partecipazione democratica, una sottomissione gratuita sia ai contenuti che alle modalità! Ricordiamo bene che un anno fa Renzi proclamò enfaticamente la priorità della scuola, ma poi il suo governo non ha concretizzato un BEL NULLA e così ora - dopo 12 mesi - prospetta ulteriori decreti, trasmette operosità e sollecitudine e vuole rientrare abusivamente nei “casi straordinari di necessità e d'urgenza” (Cost. art. 77, c. 2) per avere mano libera sui contenuti cioè fare calare le riforme dall’alto, ancora una volta. Riguardo alla immissione in ruolo dei precari storici, si può osservare che questo adempimento, che è imposto da Sentenza della Corte di Giustizia Europea, è stato impropriamente aggregato alla riforma, e viene presentato all’incasso come concessione per cui il governo chiede contropartita concreta. Insomma aspettiamoci sorprese sgradite dai decreti sulla c.d. Buona Scuola.

 
12/02/2015 - la causa dell'inefficacia della scuola media (enrico maranzana)

“Ristrutturare la scuola media vero buco nero della scuola italiana”, frase la cui parola chiave non è ristrutturare ma buco nero. BISOGNA domandarsi perché si è formato, BISOGNA identificare le cause della sua costituzione. La proposta di fondare la riflessione sui “risultati di apprendimento” potrebbe essere un buon inizio se si condivide il concetto “apprendimento”, definito da Annamaria Ajello, presidente invalsi come: “Esito di attività autentiche a cui il soggetto prende parte a e di cui riconosce a pieno il significato, e non come esito di apposita memorizzazione. La sua fondamentale caratteristica è il diretto coinvolgimento dell’individuo e il suo prendere parte attiva, tanto da imparare con tutti i cinque sensi e non soltanto mediante l’ascolto e lo studio solitario”. Si tratta proprio dello spirito vitale che anima i programmi della scuola media del 79! In rete “Riformare la scuola media, perché?” rilegge gli indirizzi ministeriali per mostrare le sollecitazioni educative conseguenti all’applicazione delle norme e solleva una questione d’insubordinazione.