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SCUOLA/ In attesa dei decreti di Renzi, cambiamo le medie

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Matteo Renzi (Infophoto)  Matteo Renzi (Infophoto)

In attesa dei famosi decreti promessi dalla "Buona Scuola", come della immissione in ruolo dei precari storici, in vista del mitizzato organico funzionale, mancano pochi giorni dalla fine delle iscrizioni alle classi prime.

Data per buona, dunque, la riforma Gelmini del 2010 per le scuole superiori, cancellate dunque tutte le polemiche degli scorsi anni, sembra totalmente scomparsa, nel contempo, ogni attenzione nei confronti della domanda di qualità dell'offerta formativa, in termini non di contenitori, di strutture e di attori (presidi e docenti), ma di contenuti e di adeguatezza dei cicli scolastici. Secondo le nuove esigenze dei nostri giovani e del tessuto glocale.

Non credo siano sufficienti, tanto per capirci, interventi a spot sulla reintroduzione della storia dell'arte oppure dell'economia in tutti gli indirizzi. 

Se in mezza Europa è aperto il dibattito, inoltre, sulla maturità a 18 o a 19 anni, in termini di una adeguata preparazione di base, da noi, a parte le sperimentazioni concesse ad alcune scuole, è sceso il silenzio. Nessuno più mette in discussione la via italiana della maturità a 19 anni.

Così, tra una difficoltà e l'altra, oramai è la logica del "si salvi chi può" che sembra dominare, tra risorse sempre più residuali (il fondo di istituto è poca cosa), l'unica speranza dell'aiuto delle famiglie attraverso i "contributi volontari", la crisi finanziaria degli enti locali e pochi spiccioli per la manutenzione ed il funzionamento ordinario.

Il miraggio dell'organico funzionale? Un miraggio, appunto, vista la recente sentenza della Cassazione sulla distinzione tra risarcimento e diritto di assunzione, per i precari storici.

Altro che 148mila assunzioni! Vedremo quante saranno, al netto dei pensionamenti.

Facile immaginare come sarà il prossimo anno. Intanto, con l'approvazione del bilancio entro il 15 febbraio e la firma, in questi giorni, per la maggior parte delle scuole, del magro contratto di istituto, si cerca di portare a termine anche questo anno scolastico, con una classe docente non più giovanissima e poco disposta al processo di autovalutazione, sempre, ovviamente, a costo zero.

Pur sospesi tra tante difficoltà, credo sia sempre cosa buona e giusta riflettere su una ipotesi di revisione dei cicli scolastici. Un modo per non bruciare le residue energie di speranza e di responsabilità verso le giovani generazioni. Non parlo, tanto, per questa revisione, dell'anticipo a 5 anni della scuola elementare, con maturità, alla fine, a 18 anni, perché i ragazzi dovrebbero scegliere le superiori un anno prima dei 14 anni attuali, cosa non auspicabile. Né potrebbe risolvere il tutto la vecchia idea del biennio unitario delle superiori, ancora riproposta di recente dalla Cgil, perché lontana dalla effettività della vita dei nostri studenti.

Parlo della proposta, che qualcuno sta facendo circolare, della ristrutturazione della scuola media, vero buco nero della scuola italiana, allungandola di un anno, in modo da accompagnare i ragazzi ad una scelta più consapevole della scuola superiore. 



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COMMENTI
12/02/2015 - Essere apodittici non serve (Franco Labella)

Ancora una volta (e mi costa ammetterlo...ma lui sa perchè:-))) Giorgio Israel ha ragione. Il tono generale dell'articolo è apodittico, con affermazioni indimostrate come quella, ad esempio, di una sostanziale "validazione" del riordino (e smettiamola di definirla riforma, per favore) Gelmini. Ma validata da chi? Ricordo a me stesso (ed al preside Zen che certo non lo ignora ma non lo scrive) che all'approvazione dei decreti di riordino era legata una successiva verifica parlamentare che, semplicemente, non c'è mai stata. Sulla non necessità di reintrodurre lo studio dell'economia è d'accordo solo il preside Zen. Negli Stati Uniti e in alcuni Lander tedeschi (la stessa Germania tanto amata del doppio canale...) la discussione è in atto e ci sono anche alcune decisioni operative. Ma il preside Zen ha deciso che la discussione non rientra negli ambiti di discussione italiani e propone una visione ed una proposta di cui non trovo, però, alcuna eco. Ed allora, in attesa dei decreti di Renzi, rimettiamo in piedi una discussione che parta (a proposito di valutazione di sistema...) dall'analisi dei danni già prodotti dal riordino Gelmini. O lo sport nazionale è: cambiamo senza mai fermarci a verificare gli esiti e chi più vuole fare proposte le fa, come avrebbe detto Totò, a prescindere? E' già successo con le sperimentaz. Brocca... E a proposito di sperimentaz.: forse il preside Zen non lo ricorda ma le sperimentazioni fatte partire dalla Carrozza sono state bocciate!

 
12/02/2015 - Buchi neri... (Giorgio Israel)

Se non si ha il coraggio di guardare in faccia la realtà e di ragionare con la propria testa, anziché con gli slogan che ripetuti cento volte diventano verità, e rendersi conto che il vero buco della scuola italiana è la primaria, massacrata da una serie di folli riforme e pedagogismi deliranti, allora il proposito di mettere mano con "coraggio" a una riforma radicale della scuola fa venire i brividi.

 
12/02/2015 - Assuefatti e rassegnati alla DECRETITE governativa (Vincenzo Pascuzzi)

Leggiamo all’inizio dell’articolo: “In attesa dei famosi decreti promessi dalla Buona Scuola". I decreti, subito aggettivati come famosi e promessi, vengono presentati come ineluttabili e salvifici! Ma questa è una distorsione, una codarda e colpevole rinuncia alla partecipazione democratica, una sottomissione gratuita sia ai contenuti che alle modalità! Ricordiamo bene che un anno fa Renzi proclamò enfaticamente la priorità della scuola, ma poi il suo governo non ha concretizzato un BEL NULLA e così ora - dopo 12 mesi - prospetta ulteriori decreti, trasmette operosità e sollecitudine e vuole rientrare abusivamente nei “casi straordinari di necessità e d'urgenza” (Cost. art. 77, c. 2) per avere mano libera sui contenuti cioè fare calare le riforme dall’alto, ancora una volta. Riguardo alla immissione in ruolo dei precari storici, si può osservare che questo adempimento, che è imposto da Sentenza della Corte di Giustizia Europea, è stato impropriamente aggregato alla riforma, e viene presentato all’incasso come concessione per cui il governo chiede contropartita concreta. Insomma aspettiamoci sorprese sgradite dai decreti sulla c.d. Buona Scuola.

 
12/02/2015 - la causa dell'inefficacia della scuola media (enrico maranzana)

“Ristrutturare la scuola media vero buco nero della scuola italiana”, frase la cui parola chiave non è ristrutturare ma buco nero. BISOGNA domandarsi perché si è formato, BISOGNA identificare le cause della sua costituzione. La proposta di fondare la riflessione sui “risultati di apprendimento” potrebbe essere un buon inizio se si condivide il concetto “apprendimento”, definito da Annamaria Ajello, presidente invalsi come: “Esito di attività autentiche a cui il soggetto prende parte a e di cui riconosce a pieno il significato, e non come esito di apposita memorizzazione. La sua fondamentale caratteristica è il diretto coinvolgimento dell’individuo e il suo prendere parte attiva, tanto da imparare con tutti i cinque sensi e non soltanto mediante l’ascolto e lo studio solitario”. Si tratta proprio dello spirito vitale che anima i programmi della scuola media del 79! In rete “Riformare la scuola media, perché?” rilegge gli indirizzi ministeriali per mostrare le sollecitazioni educative conseguenti all’applicazione delle norme e solleva una questione d’insubordinazione.