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SCUOLA/ Cosa resterà delle 24 priorità (!) della Giannini?

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Stefania Giannini, ministro dell'Istruzione (Infophoto)  Stefania Giannini, ministro dell'Istruzione (Infophoto)

Per due o tre precedenti ministri, il sussidiario mi chiese di stilare delle "raccomandazioni", finché  mi sono stancata di ripetere sempre le stesse cose. Bene, sono andata a rileggerle, e tutti — dico tutti — i punti allora indicati sono contenuti nelle priorità, tranne due: la riqualificazione della formazione professionale e la costruzione di un reale sistema scolastico nazionale che valorizzi l'apporto del settore paritario accanto a quello delle scuole statali autonome. Per questo senso di inutilità stavo rifiutando oggi un commento alle priorità per il 2015 (credo che traspaia tra le righe dal modo in cui sto affrontandolo), ma poi mi sono detta: perché no? E allora: per favore, signora ministro, tenga conto del fatto che da qui alla fine dell'anno mancano poco più di dieci mesi, che le risorse finanziarie sono quelle che sono, che le risorse umane destinate ad attuare il programma sono anch'esse limitate e non sempre di grande qualità. 

Fissi due, tre priorità vere: sono tutte importanti, le scelga in base alla realizzabilità, alle sue personali simpatie, al riscontro politico, non ha importanza. Due, tre, non ventiquattro: le restanti ventuno le presenti per quello che sono, auspici per un tempo futuro. Ma di quelle due o tre ci dica come intende farle, con che tempi, con che soldi, con quale sostegno politico. Se il prossimo anno potrà spuntare il suo elenco, e toglierle dalla lista (solo due, solo tre, ma tolte davvero!) io ritengo che potrà trovare posto fra i decisori politici più illuminati, e il mondo della scuola le sarà grato non dico a lungo, ma almeno per un po', non dico tutti ma almeno una buona parte. Si prepari alle opposizioni anche subdole, che certamente non mancheranno, ma se manca questo indispensabile riscontro operativo, ogni dichiarazione sarà se mai un proclama, un'indicazione di intenti, l'idea di "andare in Palestina / a conquidere l'Avel"….



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COMMENTI
13/02/2015 - Torni a casa (Luigi PATRINI)

Meglio che la Ministra torni a casa, tanto più che ha cambiato anche partito! Come fidarsi di una così? E' vero che così sono in tanti... infatti sono tanti quelli di cui non ci si può fidare! Suvvia! Privatizziamo la scuola, lasciamola alla società civile! Lo Stato verifichi gli edifici (anche quelli delle scuole statali) e che chi insegna abbia almeno il titolo di studio. Poi distribuisca a tutte le scuole i soldi che avrà risparmiato: una somma uguale per ogni studente, una somma che sarà data alla scuola che accoglierà quello studente. Scuola libera in libero Stato! SE la scuola non è libera, libera anche economicamente, neppure lo Stato è veramente libero. Possibile che quelli di destra e di sinistra siano così uguali tra loro da non essere capaci di capirlo!?!?!?!

 
13/02/2015 - Per giocare bisogna conoscere le regole (enrico maranzana)

Per mettere in ordine di priorità le questioni poste è necessario possedere “una visione d’insieme della scuola e dell’istruzione superiore”. Si tratta di un’osservazione critica estensibile anche al presente scritto: manca la condivisione del punto di vista del legislatore che ha delimitato il campo in cui nasce il problema educativo. Si consideri il testo de La buona scuola: il termine “autonomia", che ricorre trentanove volte, assume vari significati, tutti devianti rispetto a quello di legge. Un’anomalia che “La buona scuola: una composizione infarcita d’errori” [visibile in rete] denuncia. Anche gli indirizzi espressi in materia di valutazione sono viziati dalla stessa anomalia: sono sradicatati dal loro terreno generativo. Questa l’origine delle barricate erette dal mondo della scuola. La questione è stata affrontata in “Meritocrazia e scuola: una superficialità incredibile!”. Avvilente il fatto che il superamento dello stallo in cui vive l’istituzione scuola non dipenda “dai soldi o dal sostegno politico”: è una questione di professionalità. All’origine di questa confusione è da collocare la mancata percezione della divergenza della mission del SISTEMA educativo rispetto a quella delle università.