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SCUOLA/ Cosa resterà delle 24 priorità (!) della Giannini?

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Stefania Giannini, ministro dell'Istruzione (Infophoto)  Stefania Giannini, ministro dell'Istruzione (Infophoto)

I più vecchi fra i lettori forse ricordano una filastrocca che recita "Passa un giorno, passa l'altro
Mai non torna il prode Anselmo, / Perché egli era molto scaltro / Andò in guerra e mise l'elmo…"

Il prode Anselmo parte alle nove di mattina "lancia in resta / A cavallo d'un caval" e affronta ogni sorta di traversie, finché ad un certo punto gli viene sete, e così "Prese l'elmo, e a bere andò. Ma nell'elmo, il crederete? / C'era in fondo un forellin / E in tre dì morì di sete / Senza accorgersi il tapin". 

Non si tratta, cari lettori, di un ritorno all'infanzia motivato da incipiente rimbecillimento (per quanto…), ma nel leggere i "ventiquattro punti" del ministro Giannini mi è tornato in mente il prode Anselmo, a cui sfugge un piccolo dettaglio per cui, credendo di bere, finisce con il morire di sete. 

Il forellino sul fondo dell'elmo, il dettaglio a cui non sfugge, pur con la maggior buona volontà del ministro, questa "individuazione delle priorità politiche" è che ventiquattro priorità, semplicemente, non esistono. In che ordine sono? Si dovrebbe pensare che siano in ordine di importanza, ma si può dire che "semplificare le regole" (n. 2) sia più importante che non "promuovere la valutazione " (n. 4) o favorire i processi di ricambio della classe docente"? Ho avuto l'impressione che manchi una visione d'insieme vuoi della scuola vuoi dell'istruzione superiore, da cui solo può nascere l'ordine delle priorità. 

Intendiamoci bene: tutti i punti indicati sono ragionevoli e richiedono di essere affrontati, ma sono una semplice dichiarazione di intenti, al più una cornice in cui va inserito un quadro, non hanno alcun carattere di operatività. Prendiamo come esempio le ultime tre priorità che riguardano l'alta formazione artistica, musicale e coreutica (Afam) di cui mi sono occupata quasi a tempo pieno nel mio ultimo anno presso l'Anvur. Il problema del sistema (sotto finanziato, male organizzato, con un reclutamento dei docenti a dir poco inadatto, privo di valutazione e quindi con disuguaglianze inaccettabili tra le singole istituzioni  e nessuna reale garanzia di qualità, e potrei continuare a lungo) è che il sistema medesimo è in attesa da quindici anni e due mesi dei regolamenti attuativi previsti dalla legge 508 del dicembre 1999. Ora, poiché il regolamento deve farlo il ministero, in un programma io non mi aspetto un elenco di elevati auspici, ma una dichiarazione del tipo: "Nel mese di marzo uscirà un decreto che avvia il processo di approvazione dei regolamenti necessari e previsti dalla legge, processo che dovrà concludersi entro novanta giorni dalla data di emanazione del decreto", indicando le modalità operative. Non basta istituire una commissione: io ho visto almeno tre differenti versioni dei regolamenti, e nessuna è arrivata in porto.



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COMMENTI
13/02/2015 - Torni a casa (Luigi PATRINI)

Meglio che la Ministra torni a casa, tanto più che ha cambiato anche partito! Come fidarsi di una così? E' vero che così sono in tanti... infatti sono tanti quelli di cui non ci si può fidare! Suvvia! Privatizziamo la scuola, lasciamola alla società civile! Lo Stato verifichi gli edifici (anche quelli delle scuole statali) e che chi insegna abbia almeno il titolo di studio. Poi distribuisca a tutte le scuole i soldi che avrà risparmiato: una somma uguale per ogni studente, una somma che sarà data alla scuola che accoglierà quello studente. Scuola libera in libero Stato! SE la scuola non è libera, libera anche economicamente, neppure lo Stato è veramente libero. Possibile che quelli di destra e di sinistra siano così uguali tra loro da non essere capaci di capirlo!?!?!?!

 
13/02/2015 - Per giocare bisogna conoscere le regole (enrico maranzana)

Per mettere in ordine di priorità le questioni poste è necessario possedere “una visione d’insieme della scuola e dell’istruzione superiore”. Si tratta di un’osservazione critica estensibile anche al presente scritto: manca la condivisione del punto di vista del legislatore che ha delimitato il campo in cui nasce il problema educativo. Si consideri il testo de La buona scuola: il termine “autonomia", che ricorre trentanove volte, assume vari significati, tutti devianti rispetto a quello di legge. Un’anomalia che “La buona scuola: una composizione infarcita d’errori” [visibile in rete] denuncia. Anche gli indirizzi espressi in materia di valutazione sono viziati dalla stessa anomalia: sono sradicatati dal loro terreno generativo. Questa l’origine delle barricate erette dal mondo della scuola. La questione è stata affrontata in “Meritocrazia e scuola: una superficialità incredibile!”. Avvilente il fatto che il superamento dello stallo in cui vive l’istituzione scuola non dipenda “dai soldi o dal sostegno politico”: è una questione di professionalità. All’origine di questa confusione è da collocare la mancata percezione della divergenza della mission del SISTEMA educativo rispetto a quella delle università.