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SCUOLA/ Decreti Renzi, i difetti (e le vie d'uscita) di una "riforma" senza coraggio

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Andrea Ichino aveva proposto di ricorrere a un criterio di "chiara reputazione". In effetti, ciascun docente valuta ogni giorno ogni altro. Raccogliendo i giudizi e depurati opportunamente di scorie personali, il quadro che ne esce è realistico. Resta un problema non facilmente risolvibile: quello della formalizzazione del giudizio. Chi valuta chi? 

Il rischio di accendere una conflittualità endemica nel corpo insegnante è dietro l'angolo. Questa, tuttavia, è anche l'obiezione da sempre opposta da chi è totalmente contrario alla differenziazione retributiva. 

Ci sono due strade, che possono procedere da subito in parallelo o, per un breve periodo, in sequenza. La prima è quella di aumentare consistentemente la retribuzione di quanti si occupano non solo della propria classe, ma dell'intera organizzazione dell'offerta formativa di una scuola. Si tratta delle funzioni strumentali (dalla vice-presidenza all'autovalutazione...),  di chi coordina i dipartimenti, di chi tiene i rapporti con le famiglie, le istituzioni, la società civile circostante. A svolgere queste funzioni si arriva per designazione o per elezione, non sempre per merito. Ma resta che chi le svolge ha responsabilità e carico di lavoro più alti. E' normale retribuire di più. 

Quanti docenti potrebbero essere coinvolti da questo metodo? Un numero basso, ma non trascurabile. Calcolando un numero, a naso, di 10mila istituti e una decina di insegnanti per istituto, circa 100mila docenti potrebbero essere retribuiti in modo differenziato. Si tratta del 10%-12%, più o meno. Una platea che sarebbe anche quella più adeguata per il reclutamento per concorso dei futuri dirigenti. 

La seconda strada — quella maestra, in realtà! — è la definizione di uno stato giuridico e di una carriera degli insegnanti. A quel punto, se un docente vuole fare uno scatto di carriera, si sottopone a valutazione. Accade in Francia e Germania. Sono passati più di dieci anni dal progetto di legge Asciutti e dal progetto di legge Aprea, ma tutto è rimasto al palo, per i veti incrociati all'interno di ciascun partito, tra i partiti e, naturalmente, per quelli dei sindacati, da sempre paladini del criterio di anzianità quale unico motore di avanzamento di carriera. Se è improbabile che lo stato giuridico possa essere squadernato in un decreto, è probabilissimo che un disegno di legge scatenerà le opposizioni, interne e esterne alla maggioranza di governo, trascinando in lungo la faccenda, fino al prossimo stop. 

Decisamente il percorso legislativo della Buona Scuola parte in salita. Ciò che colpisce, alla fine, è che l'annunciato cambiamento radicale, che è la condizione per rimettere il sistema educativo in asse con il Paese e con i bisogni dei ragazzi, non si vedrà neppure questa volta. Il metodo del piccolo aggiustamento con il cacciavite ha già mostrato tutta la sua pochezza. 



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COMMENTI
19/02/2015 - Buona Scuola: un anno di sole chiacchiere (1/3) (Vincenzo Pascuzzi)

Troverà il passaggio a Nord Ovest? Si chiede Giovanni Cominelli. Intanto i controsoffitti crollano quasi uno a settimana. Sono controsoffitti che .... gufano, sono di sinistra e (mal)sindacalizzati, ovviamente! Torniamo alla Buona Scuola in cerca del passaggio a Nord Ovest mediante decreti-legge. Non è sicuro che questo passaggio esista davvero, sia sgombro e praticabile, non si sa se la nave Buona Scuola (galeone, caravella, vascello, feluca, fregata, kayak ....?) regge bene il mare, né se il suo comandante o ammiraglio è esperto e sobrio, se la ciurma, o equipaggio è congruo e collabora oppure cova l’ammutinamento. Torniamo a considerazioni più serie e meno irriverenti. La prima è che in un INTERO ANNO si sia molto parlato e promesso, poco o nulla realizzato o progettato. Era il 24 febbraio 2014 quando Renzi gratificò la scuola come questione prioritaria. È passato un anno e il governo anticipa informalmente (vuole sondare il terreno) l’adozione della SUA riforma a mezzo decreti-legge (con uso massiccio e improprio dell’art. 77 Cost.). La riforma è SUA, solo del governo, perché verrà CALATA DALL’ALTO, tradendo le ripetute rassicurazioni contrarie: sindacati e mondo della scuola conosceranno i contenuti una volta emanati i decreti-legge e all’interno dei 60 giorni utili per la loro approvazione. Lo ha confermato il ministro Giannini tre giorni fa nell’incontro di gelida e formale cortesia con i sindacatoni.

 
19/02/2015 - Buona Scuola: un anno di sole chiacchiere (2/3) (Vincenzo Pascuzzi)

Altra questione è quella dell’assunzione/regolarizzazione di 148mila precari (v. sentenza UE). È stata una furbizia saldare alla riforma queste assunzioni dovute, presentandole imbellettate come esca o falsa contropartita per sottrarre ancora risorse e diritti (i decreti diranno quanto e cosa) al mondo della scuola. E sorge il dubbio se gli uffici periferici saranno in grado di gestire in modo adeguato e tempestivo un tale esercito di neo-assunti. L’ipotesi di G.C. di “far saltare la fortezza delle classi di concorso” somiglia quasi all’aneddoto (falso e costruito) del “facite ammuina”. Terza questione: la valutazione del merito. È ormai un tormentone asfissiante, un mantra angosciante, un fischio spaccatimpani. Dal 2008 almeno, con la rimpianta Gelmini, l’ottimo Abravanel, i test o quiz Invalsi “OGGETTIVI!”, ecc., non riescono (i politici al governo) a realizzare una qualsiasi cosa, né riusciamo (il mondo della scuola) a liberarcene in termini di dialettica e di ricatto verbale (i fannulloni, gli incapaci, i troppo severi, .... uff!). Il rifiuto, la contrarietà NON È (ripeto NON È) verso la valutazione, ma è nei confronti di valutazione a quiz, superficiale, inquisitoria, fiscale, finalizzata a punire (o minacciare di punire) quasi con malvagità, pregiudizio, sadismo, per addossare ai docenti tutte le colpe e le omissioni che sono dei politici (sindacatoni compresi) e della gerarchia ad essi ossequiente. Insomma contro una (s)valutazione inadatta, stracciona!

 
19/02/2015 - Buona Scuola: un anno di sole chiacchiere (3/3) (Vincenzo Pascuzzi)

In realtà il problema della valutazione e del merito, così enfatizzato e reso ossessivo, serve per nascondere, occultare, togliere priorità alla questione vera ed enorme delle retribuzioni miserevoli di TUTTI i docenti. Così il primo gennaio, Daniele Manni scrive a Matteo Renzi: «La prima [azione concreta], a rischio di sembrare banale, è quella di RENDERE SEMPLICEMENTE “DIGNITOSO” LO STIPENDIO che ci viene riconosciuto, perché oggi, dignitoso, non lo è affatto» (vedere in rete ansa.it; “'Ecco la buona scuola', lettera aperta di Daniele Manni al premier Renzi e al Ministro Giannini e ai referenti dell’Istruzione in Italia”). Adesso che il Miur è a totale gestione Pd (Renzi, Giannini, Faraone, Puglisi, Malpezzi, ....), al Pd andrebbe chiesto se e dove, nella riforma decretando, si possono trovare tracce del suo programma elettorale (2013) oppure che fine ha fatto questo programma. Ricordiamo in particolare tre impegni importanti, monitorabili e verificabili perché espressi con numeri: “Vogliamo riportare gradualmente l’investimento almeno al livello medio dei Paesi OCSE (6% del Pil)” e “il nostro Paese ha bisogno di raddoppiare il numero dei laureati (20,3% nel 2011 – da 30 a 34 anni) e dimezzare la dispersione scolastica (al 18,8%.) entro il 2020".