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SCUOLA/ Decreti Renzi, i difetti (e le vie d'uscita) di una "riforma" senza coraggio

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Il ministro — e ora presidente della Repubblica — Sergio Mattarella aveva posto già nel 1990, nella Conferenza nazionale sulla scuola dal 31 gennaio al 2 febbraio, i pilastri del cambiamento: si chiamavano e sono l'autonomia delle scuole e la valutazione. Dopo lo slancio di Luigi Berlinguer con il suo DPR 275/1999, l'autonomia è scomparsa dagli schermi della politica decidente. La valutazione ha avuto fortuna maggiore, ma scarsi investimenti. 

In ogni caso, la scuola continua ad essere trattata dalla politica — ma anche dalla società, dalle famiglie, dagli opinion maker — come una semplice articolazione dello Stato amministrativo. La questione del personale, che è strategica in ogni sistema di servizi, qui continua ad essere l'unico prisma attraverso cui si traguarda l'intero sistema, nell'illusione che si possa preparare un personale migliore senza porre al centro le quattro aree delle competenze-chiave già definite da Fioroni: una riorganizzazione degli ordinamenti, un assetto istituzionale e di governance che parta dal fatto che è la scuola reale e militante sul territorio la protagonista del sistema educativo, che ad essa vada consegnata la libertà totale e che vada rigorosamente e severamente valutata dall'esterno, per evitare che si trasformi in anarchia opportunistica. 

Se al centro dell'attenzione politico-culturale sta il personale e non stanno le necessità oggettive, i bisogni e le domande delle nuove generazioni che vengono avanti ora, il sistema educativo continuerà placidamente a collassare. La cultura politica diffusa ed egemone nel Paese resta quella fortemente statalista. Ma, come per altri settori della vita del Paese, questa dello stato centralistico non è più la misura adatta.  

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COMMENTI
19/02/2015 - Buona Scuola: un anno di sole chiacchiere (1/3) (Vincenzo Pascuzzi)

Troverà il passaggio a Nord Ovest? Si chiede Giovanni Cominelli. Intanto i controsoffitti crollano quasi uno a settimana. Sono controsoffitti che .... gufano, sono di sinistra e (mal)sindacalizzati, ovviamente! Torniamo alla Buona Scuola in cerca del passaggio a Nord Ovest mediante decreti-legge. Non è sicuro che questo passaggio esista davvero, sia sgombro e praticabile, non si sa se la nave Buona Scuola (galeone, caravella, vascello, feluca, fregata, kayak ....?) regge bene il mare, né se il suo comandante o ammiraglio è esperto e sobrio, se la ciurma, o equipaggio è congruo e collabora oppure cova l’ammutinamento. Torniamo a considerazioni più serie e meno irriverenti. La prima è che in un INTERO ANNO si sia molto parlato e promesso, poco o nulla realizzato o progettato. Era il 24 febbraio 2014 quando Renzi gratificò la scuola come questione prioritaria. È passato un anno e il governo anticipa informalmente (vuole sondare il terreno) l’adozione della SUA riforma a mezzo decreti-legge (con uso massiccio e improprio dell’art. 77 Cost.). La riforma è SUA, solo del governo, perché verrà CALATA DALL’ALTO, tradendo le ripetute rassicurazioni contrarie: sindacati e mondo della scuola conosceranno i contenuti una volta emanati i decreti-legge e all’interno dei 60 giorni utili per la loro approvazione. Lo ha confermato il ministro Giannini tre giorni fa nell’incontro di gelida e formale cortesia con i sindacatoni.

 
19/02/2015 - Buona Scuola: un anno di sole chiacchiere (2/3) (Vincenzo Pascuzzi)

Altra questione è quella dell’assunzione/regolarizzazione di 148mila precari (v. sentenza UE). È stata una furbizia saldare alla riforma queste assunzioni dovute, presentandole imbellettate come esca o falsa contropartita per sottrarre ancora risorse e diritti (i decreti diranno quanto e cosa) al mondo della scuola. E sorge il dubbio se gli uffici periferici saranno in grado di gestire in modo adeguato e tempestivo un tale esercito di neo-assunti. L’ipotesi di G.C. di “far saltare la fortezza delle classi di concorso” somiglia quasi all’aneddoto (falso e costruito) del “facite ammuina”. Terza questione: la valutazione del merito. È ormai un tormentone asfissiante, un mantra angosciante, un fischio spaccatimpani. Dal 2008 almeno, con la rimpianta Gelmini, l’ottimo Abravanel, i test o quiz Invalsi “OGGETTIVI!”, ecc., non riescono (i politici al governo) a realizzare una qualsiasi cosa, né riusciamo (il mondo della scuola) a liberarcene in termini di dialettica e di ricatto verbale (i fannulloni, gli incapaci, i troppo severi, .... uff!). Il rifiuto, la contrarietà NON È (ripeto NON È) verso la valutazione, ma è nei confronti di valutazione a quiz, superficiale, inquisitoria, fiscale, finalizzata a punire (o minacciare di punire) quasi con malvagità, pregiudizio, sadismo, per addossare ai docenti tutte le colpe e le omissioni che sono dei politici (sindacatoni compresi) e della gerarchia ad essi ossequiente. Insomma contro una (s)valutazione inadatta, stracciona!

 
19/02/2015 - Buona Scuola: un anno di sole chiacchiere (3/3) (Vincenzo Pascuzzi)

In realtà il problema della valutazione e del merito, così enfatizzato e reso ossessivo, serve per nascondere, occultare, togliere priorità alla questione vera ed enorme delle retribuzioni miserevoli di TUTTI i docenti. Così il primo gennaio, Daniele Manni scrive a Matteo Renzi: «La prima [azione concreta], a rischio di sembrare banale, è quella di RENDERE SEMPLICEMENTE “DIGNITOSO” LO STIPENDIO che ci viene riconosciuto, perché oggi, dignitoso, non lo è affatto» (vedere in rete ansa.it; “'Ecco la buona scuola', lettera aperta di Daniele Manni al premier Renzi e al Ministro Giannini e ai referenti dell’Istruzione in Italia”). Adesso che il Miur è a totale gestione Pd (Renzi, Giannini, Faraone, Puglisi, Malpezzi, ....), al Pd andrebbe chiesto se e dove, nella riforma decretando, si possono trovare tracce del suo programma elettorale (2013) oppure che fine ha fatto questo programma. Ricordiamo in particolare tre impegni importanti, monitorabili e verificabili perché espressi con numeri: “Vogliamo riportare gradualmente l’investimento almeno al livello medio dei Paesi OCSE (6% del Pil)” e “il nostro Paese ha bisogno di raddoppiare il numero dei laureati (20,3% nel 2011 – da 30 a 34 anni) e dimezzare la dispersione scolastica (al 18,8%.) entro il 2020".