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SCUOLA/ Il lavoro e quel "ponte" che manca tra giovani e adulti

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Se, come dice Attilio Oliva nell'intervista del 27 gennaio, dobbiamo avere il coraggio di misurarci con il modello duale tedesco e trarre ispirazione dai suoi valori, dobbiamo essere molto consapevoli delle differenze italiane per poterne fare tesoro. 

Il famoso sistema tedesco, cui Oliva fa riferimento, ha infatti diversi "amici" come, ad esempio, un sistema di grandi imprese, una pubblica amministrazione efficiente e una cultura della cosa pubblica molto distante da quella mediterranea.

In Italia abbiamo la via italiana al sistema duale: il sistema dell'Istruzione e formazione professionale (IFP) nelle regioni che lo hanno attivato, e che rappresenta l'esperienza italiana delle charter school. In Lombardia, già il 18% degli allievi dopo la terza media sceglie questo percorso. Nelle regioni che hanno dato il via a questi percorsi l'alternanza in azienda arriva anche fino a 500 ore all'anno. I tassi di occupazione della IFP sono significativi anche con la crisi e mediamente migliori di quelli delle tradizionali scuole professionali.

Attiva già da tre anni per l'apprendistato sulla fascia 15 anni in su, la Lombardia non è riuscita a far decollare il sistema, come del resto le altre regioni, ultimamente per un problema molto concreto: il nostro sistema imprenditoriale è costituito da piccole e medie imprese che hanno visibilità sui ricavi sempre più a breve termine, mentre il salario di un ragazzo di 15 anni è di poco inferiore a quello di un lavoratore con esperienza pluriennale: in Italia la retribuzione di un apprendista quindicenne si aggira tra il 75 e l'85%. Viceversa, nel sistema tedesco è il salario dell'apprendista va dal 25 al 45% della retribuzione di un lavoratore qualificato.

Ma esplorare il bacino culturale del lavoro portando la scuola in azienda e l'azienda a scuola oggi non è più solo un'opportunità pedagogica, ma una urgenza generazionale, una vera e propria emergenza educativa.

I google kids hanno un'esposizione, purtroppo ancora incontrollata, a tutte le sollecitazioni del mondo, la rivoluzione tecnologica sta incidendo profondamente sulla persona e sul suo sviluppo. Si stanno modificando i processi di apprendimento, le dinamiche relazionali, la capacità di riflessione, di attenzione e di analisi: il tutto a fronte di una profonda frattura generazionale.

La trasmissione delle dimensioni che abbiamo ereditato dalla tradizione (come la concezione del tempo, del pensiero, della riflessione, o come il valore dell'approfondimento della conoscenza, della capacità di comprendere i significati ultimi) non è più un dato ovvio, non è più qualcosa che va da sé. Gli adulti di oggi sono gli ultimi depositari di quella cultura che si trasmette per osmosi e se non si trovano nuove modalità per renderla accessibile e quotidiana anche ai giovani diventerà ben presto anacronistica, antropologicamente inaccettabile.

La cultura dominante sta assolutizzando l'individuo, dimenticando che questo si scopre ed è costituito in una relazione. In questo sovvertimento il lavoro è sempre più diffusamente percepito come un limite, una costrizione, sognando una qualità della vita che dipende dal tempo libero.



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