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SCUOLA/ Lezione di storia, il Majdan e Lehman Brothers sfidano i prof

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L'America, che aveva costruito il suo benessere sulla fragile politica del "credito facile", piombò nella depressione degli anni Trenta, dalla quale si risollevò con il New Deal di Franklin Delano Roosevelt che riuscì a coniugare la revisione del modello americano di vita, troppo dispendioso, con il rilancio dello Stato regolatore e imprenditore. Roosevelt superò mille opposizioni e fu rieletto nel 1936, dimostrando di sapere adattare alle circostanze un particolare tipo di welfare state. Il ruolo attivo dello Stato, anche alla luce delle teorie keynesiane, fu efficace per il modo in cui riuscì a tenere insieme centralizzazione del sistema e libertà economiche. 

Negli anni Settanta del Novecento lo Stato sociale fece progressi e in Occidente le strutture previdenziali, assicurative e sanitarie cominciarono a proteggere i cittadini lavoratori. Da questo punto di vista, la crisi economica fu uno shock: aumentò il prezzo del petrolio e in Italia la domenica si andò a piedi, senza automobili. Le misure adottate in America da Reagan e in Gran Bretagna dalla Thatcher furono drastiche: si puntò alla liberalizzazione del mercato a scapito del controllo statale, insomma si tagliò il welfare state e ci si scontrò con le organizzazioni sindacali. In questo caso l'austerità ha salvato l'economia, mentre negli anni Trenta l'avrebbe distrutta definitivamente. 

Ai nostri giorni, infine, sembrano non bastare più né lo Stato sociale, né l'austerity. Il motivo? La crisi che di nuovo picchia dal 2008 non è solo di tipo politico, economico o del welfare, ma anche di valori prettamente umani. Essa si presenta "travestita" da crisi del '29 o degli anni 70, ma ha coperto di ridicolo gli interpreti dalla vista corta. Il fattore di novità che si è introdotto nel mondo successivo alla caduta del muro di Berlino si chiama globalizzazione, che comporta la ridefinizione degli scopi dell'economia, del profitto, delle forme del lavoro e degli investimenti. Le ragioni dell'economia non si trovano nei meccanismi della finanza, ma sono parte integrante dei criteri ideali con cui è ridisegnata la convivenza sociale, compreso tutto ciò che riguarda la categoria della diversità (flussi di immigrati provenienti da altri paesi, capitale umano da valorizzare, innovazione e concorrenzialità tra mercati). Quella del 2008, nella quale siamo ancora impantanati, è una crisi che si rispecchia solo in parte nelle precedenti e per essere interpretata richiede un paradigma specifico, dove appunto il fattore umano risulta determinante, sia per comprenderne le cause, sia le possibili vie d'uscita. 

L'altro esempio, molto più vicino ai giorni nostri, riguarda il drammatico stato di conflitto tra Russia e Ucraina, che minaccia di riaccendere una guerra nel cuore dell'Europa, al momento rimandata dalla debolissima tregua in atto. 



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